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Cronaca

STAMINA/ Il metodo Vannoni? Se non vale nulla, ci insegna la misericordia

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Ci vuol tanto a verificare i dubbi presenti sulla sua partecipazione ad eventuali utili, derivanti dal dispiego di tali cure? Ci vuol tanto a capire se ha carte e dati certi da offrire, o solo illusioni? E se le risposte della scienza sono univoche e acclarate, che deve fare lo Stato? Stabilire protocolli personali per soddisfare tutte le richieste? Finanziare tutte le cure alternative, col rischio non solo di illudere i malati, ma di sottrarli ad altre cure più utili, o peggio, di trasformarli in cavie sacrificali?  

Quando guardi gli ammalati che con dignità chiedono solo di poter provare, quando li vedi con i loro bambini in braccio, con le macchine che li ingabbiano e li tengono in vita, quando vedi la loro eroica ostinazione, puoi rispondere con l’assennatezza delle dichiarazioni degli scienziati, con il rigore di chi deve salvaguardare la correttezza, le spese, gli sforzi dell’attività medica? Non puoi. 

Come direbbe papa Francesco, prima di tutto tocca guardare le persone, possibilmente una ad una, e  imparare la misericordia. Star loro vicino, accompagnarle nella malattia, nell’accettazione, dar loro la garanzia che questo no, non si può fare, ma che si sta investendo in ogni modo nella ricerca, nelle sperimentazioni, che qualunque risultato sarà reso noto, che si lavora di concerto con i paesi più specializzati, che mai a e poi mai sarà negato l’ascolto e il sostegno.

Se è acclarato che il protocollo del metodo Stamina non è dannoso, non è peggiorativo, si trovi il modo di permettere, con le dovute precauzioni, che queste cure compassionevoli possano lenire l’impotenza di tanti.  Su alcune terapie accettate dal servizio sanitario nazionale gli specialisti storcono il naso, ma pazienza, qualche pastiglietta di zucchero non si può negare a nessuno. Invece, lo Stato latita, la ricerca non ha i fondi minimi, gli sprechi non si tagliano, l’ascolto è di prassi, e occasionale. Poi qualcuno oserà dire la verità, anche se è durissima, e non abbiamo più la statura morale, l’intelligenza della realtà, il cuore generoso per accoglierla.

La verità è che non possiamo tutto. Che certe malattie sono incurabili, e con tutta la nostra sapienza non possiamo guarirle, per ora. Che la morte e il dolore sono condizione dell’uomo, e non possiamo toglierli, e non è un problema di Stato, ma del significato che si dà alla vita. 

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COMMENTI
26/11/2013 - !!! (martino bellani)

>Noi ci crederemmo, se fossimo colpiti da un male incurabile. Questa è una enormità, come molte altre cose nell'articolo. Un problema come una malattia incurabile deve far stare di fronte alla realtà con più serietà: non deve far andare dietro a una falsità. E la misericordia verso le persone malate per cui non c'è speranza è aiutarle in questo, a vivere meglio la loro condizione. Non è una misericordia inseguire una fantasia.

 
26/11/2013 - paradiso terrestre (z314 george)

Ci vuol tanto a verificare? Viste le reticenze di Vannoni & C. direi di si! Comunque se si buttassero soldi per ogni speranza richiesta, se non si adottasse il criterio scientifico, non basterebbero tutti i soldi del mondo! Sperare è un diritto, specie se si è malati, pretendere che le speranze vengano pagate con i soldi dello stato non lo è... o meglio sarebbe potuto essere un diritto se non fossimo stati cacciati dal paradiso terrestre!

 
26/11/2013 - Lo stesso valore per tutti. (claudia mazzola)

Sappiamo bene che anche in quel mondo si fa businees, l'unica cosa vera sono i malati e a parlare per loro senza esserlo bisogna avere un cuore grande così!

 
26/11/2013 - Pastiglie di zucchero (Piero Morandini)

E' vero che non possiamo tutto e che le malattie incurabili ci ricordano con più evidenza che dobbiamo morire. La scienza deve curare quando può farlo e riconoscere quando non può farlo, senza fungere da agenzia per speranze irrealistiche. E' però vero che se spendiamo soldi per trattamenti che, secondo le persone del settore, non hanno alcuna parvenza di successo e con costi alti (il solo isolare e coltivare le cellule richiede attrezzature, materiale e personale...), allora questi soldi, strutture e personale non saranno più disponibili per trattamenti efficaci su altre malattie. Ogni euro mal speso significa sottratto ad altri bisogni. Questo non è giusto.