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Cronaca

STATO-MAFIA/ Napolitano, un dietrofront che impedisce ai pm di riscrivere la storia

Giorgio Napolitano (Infophoto)Giorgio Napolitano (Infophoto)

Beh, ogni volta che le procure si imbarcano in procedimenti del genere, lo fanno perché vogliono reinterpretare la storia del Paese. Basti pensare che il titolo dato all’istruttoria fu: “la vera storia d’Italia”. Si trattò, infatti, di un processo che esondava abbondantemente rispetto all’individuazione e alla circoscrizione dei reati, imbastendo dei teoremi. Tornando al processo sulla presunta trattativa, mi pare sia stato costruito sulle sabbie mobili. Si risolverà in nulla. E si produrrà un effetto paradossale: sarà distolta l’attenzione dai reati che, magari, sono effettivamente stati compiuti, ed essi ne risulteranno legittimati. 

 

Napolitano  fece presente che le intercettazioni che lo riguardavano avevano leso le sue prerogative, e che andassero distrutte per non inficiare le facoltà del suo successore. Anche in questo caso si è mosso con uno spirito analogo? 

Indubbiamente. In tutti i suoi atti, e nello stile della sua presidenza, c’è il costante tentativo di circoscrivere gli ambiti in cui la politica e il sistema giudiziario possono legittimamente operare. La lettera rappresenta, in tal senso, un importante precedente.

 

E se si fosse lasciato interrogare?

In futuro, probabilmente, qualunque pm si sarebbe potuto sentire in diritto di interpellare il capo dello Stato come e quando voleva.  La sua iniziativa, quindi, ha avuto l’obiettivo di riaffermare le garanzie di cui, costituzionalmente, è coperto il presidente. D’altra parte, gli stessi pm sapevano benissimo che la testimonianza di Napolitano sarebbe stata del tutto inutile. Tuttavia, la spettacolarizzazione di un processo dipende da chi si chiama a testimoniare.

 

(Paolo Nessi)

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