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Cronaca

COLLETTA ALIMENTARE 2013/ Il cuore dell'Italia non è in crisi

Torna la giornata nazionale della Colletta Alimentare. LUCA DONINELLI spiega come questo gesto semplice sia un massaggio al cuore di chi vi partecipa, come di tutta la città che lo vive

La colletta alimentare (Immagine d'archivio)La colletta alimentare (Immagine d'archivio)

La giornata della grande Colletta promossa dal Banco Alimentare è diventata, con gli anni, un appuntamento imprescindibile per tutto il nostro Paese. I mezzi di comunicazione ce ne danno puntualmente il resoconto presentando numeri, percentuali e commenti. 

Ma la Colletta non è soltanto un atto di generosità, un modo semplicissimo per compiere un'azione utile, un aiuto concreto a tante situazioni di bisogno, per le quali spesso non è così necessario allontanarsi tanto da casa propria, perché il bisogno è diffuso come la globalizzazione, e le periferie di cui ci parla sempre il Papa sono davvero vicine a noi, tra noi, fuori e dentro di noi. 

La Colletta è anche l'emergere di una grande narrazione, solitamente silenziata, che abbraccia tutte le componenti di questa giornata, dai beneficiari ai donatori ai volontari. Sono persone che s'incontrano, sono racconti che si mischiano, sono rapporti che nascono tra persone che, forse, per altra via non s'incontrerebbero mai. 

Non sono molte le occasioni di incontro nelle nostre città. Abbondano le iniziative, questo sì, e spesso sono iniziative bellissime: tuttavia si tratta perlopiù di eventi nei quali converge sempre e soltanto un certo tipo di persone. Ogni evento ha i suoi destinatari, il suo target: negozio, ristorante, spettacolo. Il pubblico viene sempre selezionato all'origine.

La Colletta è uno di quei rari eventi capaci non solo di invertire questa rotta, ma di porre tale inversione al centro dell'attenzione. Anno dopo anno, un immenso romanzo collettivo esce alla luce, rivelando - attraverso un gesto semplicissimo - una parte essenziale dell'Italia e della sua anima, che difficilmente i media riescono a catturare. 

Nei quotidiani resoconti sulla crisi, sulla disoccupazione giovanile, sulle difficoltà della piccole e media impresa e così via, c'è un pessimismo diffuso che spesso nasce dalla difficoltà a intercettare il racconto giusto, l'immagine giusta. Ci si accontenta dei luoghi comuni, o di un'elaborazione di dati reali che non sono mai, però, paragonabili al racconto vivo delle persone.

Nella vita c'è di più: più delle nostre analisi, della nostra elaborazione dei dati, ma anche più della nostra ignoranza, che ci fa scuotere la testa sconsolati e dire: non ce la faremo mai.

Questo "di più" - scusatemi l'accento enfatico - è l'uomo, l'uomo concreto, in carne e ossa, che lavora, dona, soffre, offre. Mi è capitato più di una volta di veder lavorare, allo stesso banchetto di raccolta, donatori (magari incontrati cinque minuti prima) e destinatari degli alimenti.