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CARCERI/ E se portassimo in Italia il modello brasiliano?

In Brasile, spiegano LORENZO TORDELLI e NICOLA BOSCOLETTO, esiste un modello carcerario nel quale, come prevede espressamente la Costituzione, è la società a farsi carico dei detenuti

Un momento della missione in Brasile Un momento della missione in Brasile

Il presidente Napolitano nel suo appello alle Camere ne era ben cosciente. La situazione di sofferenza cronica delle carceri italiane non si risolve con provvedimenti straordinari. Per questo, oltre ad amnistia e indulto, ha delineato una serie di linee d’azione complementari e più efficaci nel lungo periodo. Proprio a questo fine può essere utile guardare al di fuori di casa nostra. Imparare dalle esperienze altrui può essere lo spunto per contribuire ad affrontare alla radice i problemi delle carceri italiane.

Ecco perché è particolarmente interessante la missione in Brasile che si è svolta dal 19 al 26 ottobre per valutare la possibilità di integrare due esperienze di successo: le lavorazioni promosse dalle cooperative sociali, che lavorano nelle carceri italiane, e la gestione “libera” di carceri delle brasiliane Apac, Associazioni per la Protezione e l’Assistenza ai Condannati. Un’integrazione alla quale il governo brasiliano guarda con molto interesse. Il progetto infatti nasce su richiesta ufficiale del Depen, Dipartimento Penitenziario del Brasile, al Programma EUROsociAL, strumento dell’Unione Europea che ha l’obiettivo di condividere buone pratiche tra Europa ed America Latina per migliorare politiche che incidono sulla coesione sociale. All’origine dell’incontro tra italiani e brasiliani c’è Avsi, un ong italiana che opera da 40 anni in Brasile e che da alcuni anni segue da vicino il percorso di formazione e riqualificazione dei dirigenti delle Apac. Proprio Avsi ha egregiamente organizzato e guidato la missione italiana.

Le Apac nascono quarant’anni fa nello stato brasiliano di Minas Gerais. Anche se a prima vista sembrano case di reclusione tradizionali, è nell’organizzazione interna che risiede la grande novità. Il metodo Apac consiste nel responsabilizzare il detenuto e nell’umanizzare la pena attraverso il coinvolgimento di organizzazioni della società civile. Per la Costituzione brasiliana è la società che deve occuparsi dei propri detenuti. Proprio grazie a questo dettato costituzionale le Apac sono state riconosciute dal Brasile come circuiti differenziati, centri di detenzione alternativi al carcere e si sono sviluppate in vari stati brasiliani.