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CESARE BATTISTI/ Il terrorista italiano che dà lezioni in Brasile

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Cesare Battisti (Foto InfoPhoto)  Cesare Battisti (Foto InfoPhoto)

La notizia è semplice: Cesare Battisti, condannato all’ergastolo in Italia, sempre latitante all’estero, viene invitato a fare una conferenza all’Università di Florianapolis, in Brasile. L’invito è per “dar voce agli esiliati e ai carcerati", secondo la definizione del professore che lo ha invitato. Il tema della sua prolusione è il seguente: "Chi ha il diritto di vivere". Naturalmente la cosa fa scandalo e in Italia molti si indignano. Questa è per me l’occasione per aiutare i giovani di oggi a capire di cosa si tratta.

Stiamo parlando degli anni di piombo in Italia, cioè del decennio fra 1977 e 1987. Il Cesare Battisti, nato nel 1953, è in carcere nel 1977, ha dunque 24 anni, è stato arrestato per reati comuni. Viene reclutato da terroristi presenti in carcere, entra a far parte del PAC, proletari armati per il comunismo. Esce dal carcere presto, aveva ben poco a carico. Ma l’attività del PAC è subito tremenda e volta a delitti misti fra politica e rapina. Gli ergastoli comminati a Battisti si riferiscono a due delitti nel '78 e due nel '79. L’ultimo, quello del gioielliere Torreggiani, è un delitto per rapina. Nel 1979 a giugno viene condannato a 13 anni, successivamente a diversi ergastoli. Fugge dal carcere di Frosinone, nel 1981. Scappa in Francia e poi scappa dalla Francia nel 2007 perché avevano concesso la sua estradizione in Italia. Scappa in Brasile, viene arrestato e tenuto in carcere per 4 anni, poi viene liberato ma non viene concessa l’estradizione in Italia.

Lui dice di sé alcune cose: "La lotta armata è stata un errore, faccio autocritica, ma io non ho commesso quei delitti, ne ho solo la responsabilità politica". E ancora: "Provo compassione per le vittime ma dico che si deve avere compassione per tutte le vittime delle due parti, di quegli anni di scontro violento". Un'altra affermazione è la seguente: "Dagli anni di piombo si deve uscire con una pacificazione, come un pace dopo una guerra", oppure "mi hanno sconvolto la vita, non sarò mai sereno". Per valutare tutto questo bisogna prima di tutto capire il Brasile. Perché non accettano l’estradizione? Perché la pensano come Battisti su quegli anni in Italia e dunque le violenze erano di una contesto storico particolare dove la responsabilità politica era anche dello Stato.

In Brasile da anni c’è una prevalenza dei partiti della sinistra, e ancora più prevalente è la diffidenza verso i paesi del capitalismo occidentale che hanno imposto lo sfruttamento in America Latina. Ora il Brasile è lanciato verso un suo importante sviluppo, e diventa una potenza economica. Dunque il Brasile tiene molto a mostrare la sua indipendenza e Cesare Battisti giova di questo bisogno. Per quanto riguarda il perdono, dall’Argentina è venuto Papa Francesco, che proprio oggi ha detto: "Non c’è nessun peccatore che non possa essere perdonato". E in questo forse si iscrive anche l’andare incontro ai carcerati e il dar voce agli esiliati.



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