BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

IL CASO/ Ecco perché dobbiamo salvare gli ulivi salentini

Gli ulivi salentini Gli ulivi salentini

La soluzione sarebbe l'abbattimento degli alberi infetti per circoscrivere il fenomeno. Ma avete presente cosa significano 2 mila ettari nel focolaio attorno a Gallipoli e poi magari 8 mila? Sarebbero 600 mila piante da sradicare. Un'enormità. Con le palme, che a loro volta sono state infettate dal punteruolo rosso che fa seccare le chiome e poi la pianta intera, siamo al disastro.

Ma intanto l'annata olearia è in salvo: questo olio è speciale per condire le zuppe, le carni e in questa stagione va ad esaltare la purea di fave, che è una specialità del Salento, come il Pasticciotto, come le orecchiette con le cime di rapa. Oppure come le cozze tarantine, saporitissime, oppure i gamberi che quella sera a Gallipoli rendevano felici i pescatori. Il tam tam del problema degli olivi salentini si sta facendo sentire: i sindaci sono allertati, dall'Unione Europea fanno sapere che si cercano soluzioni... ma quanto tempo s'è perso, nell'incertezza e nell'incapacità di decidere in tempi rapidi? I danni della politica vanno anche calcolati nel mancato tempismo, come nellle chiacchiere che servono a far sapere che ci si sta occupando del caso. Ma intanto il batterio corre veloce. Fosse questo che ci dà la scossa... nella palude di primarie e congressi che come reazione rischiano di far aumentare quel senso di estraneità ai giochi di sempre... e di pochi. Non si può più aspettare. Ne per gli ulivi, che chiedono una risposta concreta, e nemmeno per tutto il resto. Sennò altro che Pasticciotto!

© Riproduzione Riservata.