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Cronaca

SPAGNA/ Se un matrimonio "costa" solo 95 euro, perché lo vogliamo ancora?

Il governo spagnolo ha deciso di privatizzare nozze e divorzi. Un notaio, scelto liberamente magari tra gli amici, due firme, 95 euro e il "gioco" è fatto. Appunto. MONICA MONDO

Il principe Felipe Di Spagna con la moglie Letizia Ortiz (Infophoto)Il principe Felipe Di Spagna con la moglie Letizia Ortiz (Infophoto)

L'altro giorno L'Espresso dava doviziosamente notizia, purtroppo trascurata da altri media, di un'innovazione rivoluzionaria nella legislazione civile spagnola: in una progressiva e sicura avanzata verso la libertà dell'individuo, in tempi di crisi e necessarie spending review, anche  personali, il governo infatti ha deciso di privatizzare nozze e divorzi. 

Scordatevi con un sospiro di sollievo la fila in comune per i certificati e l'assegnazione di un consigliere per il giorno del sì; come le parcelle esose degli avvocati. Un notaio, scelto liberamente magari tra gli amici, due firme, 95 euro e passa la paura. Sì, perché contravvenendo alle regole del liberalismo economico a tanto ha fissato lo Stato il dovuto per le pratiche: meglio sarebbe, nota l'articolista sagace, la libera concorrenza, che premi l'abilità e il gradimento dei funzionari. Ma insomma, è già un bel risparmio, di tempo e denaro, che poi vanno insieme, come dice il proverbio.  

Chissà come mai in Italia non ci hanno ancora pensato: si libererebbero da scartoffie inutili i palazzi di giustizia, si aprirebbero occasioni di lavoro impensate per l'Ordine dei notai, che vedrebbe raddoppiare i suoi iscritti, dato il giro d'affari imponente. Solo l'altr'anno in Spagna si sono sposati in 168mila e divorziati in 63mila, ci vogliono all'incirca 8mila notai, le facoltà spagnole ne hanno prodotti solo 4mila, si facciano avanti i giovani. 

Il ragionamento non fa una piega: liberalizzare conviene, sempre. Non c'è una parola nel pezzo citato che rifletta su questo incremento progressivo dei divorzi, su questo decadimento di tenuta, quest'ansia di renderli sempre più svelti e indolori, modello star americane. Non una domanda sul perché mai tanta fretta a sposarsi, per poi pretendere di poter divorziare in tre mesi, con due firmette in calce. Non un interrogativo sul perché del matrimonio stesso. È proprio necessario? Se è un contratto, e solo un contratto, basta davvero un registro delle coppie, di qualsivoglia tipo, e sai che risparmio in ricevimento e bomboniere. 

Sposarsi è senz'altro il retaggio di un mondo passato: e invece, guarda un po', tutti ma proprio tutti i paesi del mondo fondano ancora la società sulla famiglia, cioè su coppie e relativa prole regolarmente sposate. Ce ne vuole, per svincolarsi dai lacci di un tradizionalismo religioso che ha fatto comodo anche ai più laici sistemi di potere per meglio ingabbiare e controllare i propri cittadini. 

Oppure, l'anima gemella è una tendenza umana diffusa, direi universale; come comune è l'unione destinata almeno in partenza a un per sempre, il desiderio di fecondità, e quindi la relativa tutela per i figli garantita da un vincolo.