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IL CASO/ Dominioni: Caselli lascia Md? C'è di mezzo il "potere" dei pm...

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Gian Carlo Caselli (Infophoto)  Gian Carlo Caselli (Infophoto)

Si tratta di un espressione in voga decenni fa per definire quelle istituzioni che si ritenevano del tutto autosufficienti, in grado di prescindere da un rapporto con le altre istituzioni e con il resto della società.

 

Ha pesato anche il rapporto tra magistratura e politica?

Indubbiamente. In tal senso, val pena ricordare un precedente molto importante, che ha visto protagonisti Luciano Violante e Caselli. Il primo, nel suo libro Magistrati, espose una tesi fortemente contraddetta dal secondo: l’ex presidente della Camera aveva denunciato come, in più occasioni, la sinistra avesse assunto con la magistratura un rapporto di subalternità. Caselli contrastò sempre tale tesi.

 

L’abbandono di Caselli ha un portata paragonabile a quella di un D’Alema che lascia il Pd. Che effetto sortirà su Md?

Vede, il parallelismo con D’Alema, o con altri dirigenti del Pd, in realtà è inappropriato; l’ex premier, infatti, conserva pur sempre un ruolo non indifferente all’interno del partito. All’interno della magistratura associata, invece, le dirigenze sono profondamente cambiate nel tempo e hanno saputo istituzionalmente rivoluzionarsi.

 

Per inciso, che senso hanno le correnti all’interno di un organo costituzionale?

La magistratura afferma che le correnti sono espressione delle differenti sensibilità culturali e che, quindi, rappresentano importanti canali per il confronto e il dibattito interno. A questo, si sono aggiunte non solo una funzione sindacale, ma anche una funzione politica esercitata attraverso una presenza molto attiva e numericamente significativa nelle istituzioni. Mi riferisco al fenomeno dei fuori ruolo: numerosi magistrati ordinari spesso diventano capi gabinetto o capi dipartimento dei vari ministeri. 

 

(Paolo Nessi)




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