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Cronaca

OMICIDIO MEREDITH/ Guede, Sollecito, Amanda: così la logica divide il "trio" misterioso

Raffaele Sollecito (Infophoto)Raffaele Sollecito (Infophoto)

Questa è una questione logica. Ma in realtà Guede non ha mai parlato di altri e non ha mai detto nient’altro quindi è difficile capire effettivamente come siano andate le cose. A logica uno condannato “in concorso” deve averlo fatto con qualcuno. Un personaggio come Guede è difficile da decifrare, anche perché, ripeto, non ha voluto parlare. Non ha detto di aver visto nessuno sul luogo del delitto quindi è arduo partire da questa condanna per trovare una soluzione, in entrambi i sensi.

 

Ma oltre al coltello, quali altri elementi sarebbero dovuti essere considerati? Si era parlato del reggiseno di Meredith.

Sì, era stato trovato del dna sul triangolino di stoffa vicino al gancetto, ma i periti avevano poi smontato i risultati non ritenendola attendibile. Insomma, è una vicenda processuale piuttosto complessa fatta di analisi contestate. Si tratta di un processo indiziario, la “pistola fumante” non c’è e quindi la convinzioni della corte dovranno essere formate non su una prova regina (che comunque spesso manca), ma sulle ricostruzioni logiche portate dalla difesa e dall’accusa.

 

Si può parlare di errori negli indagini o per lo meno di manchevolezze? 

 Qualche lacuna ci sarà state, ma penso ci sia sempre. Penso alla famosa impronta della scarpa nel sangue attribuita inizialmente a Sollecito che in realtà apparteneva a Guede. È un caso intricato: ci sono state perizie che hanno parlato di errori nelle perizie precedenti per poi venire, loro stesse, contestate da altre parti che hanno dato un esito contrastante.  Io mi auguro che alla fine si arrivi a una verità processuale effettiva perché sennò questa vicenda rischia di andare avanti all’infinito e non sarebbe certo un bene.

 

La prossima udienza è fissata al 25 di novembre, mentre la sentenza dovrebbe essere il 10 gennaio. Amanda è a Seattle e lì rimarrà in ogni caso.

I colpi di scena sono sempre possibili, ma ricordiamo che anche in caso di condanna è protetta da una normativa sull’estradizione.

 

Ma il rischio che il tutto si concluda in un nulla di fatto è concreto?

 Non credo: da una parte o dall’altra si arriverà a una fine. Sarà dunque stabilito se ha avuto ragione il Primo grado di giudizio – che aveva  riconosciuto i due imputati colpevoli – o se ha avuto invece ragione l’Appello che li ha assolti. Poi, dopo, è sempre possibile un ulteriore ricorso in Cassazione, ma da qualche parte bisogna pur arrivare.

 

(Fabio Franchini)

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