BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

OMICIDIO MEREDITH/ Guede, Sollecito, Amanda: così la logica divide il "trio" misterioso

Questa mattina a Firenze è andato in scena un nuovo atto dell'infinito processo sull'omicidio di Meredith Kercher, assassinata il 2 novembre 2007. ROBERTO DAVIDE PAPINI

Raffaele Sollecito (Infophoto) Raffaele Sollecito (Infophoto)

L’odissea del processo di Perugia continua. Ieri Raffaele Sollecito si è presentato spontaneamente in aula per rilasciare una deposizione nel quale ha professato la propria innocenza: “Non sono un assassino. Contro di me una persecuzione senza alcun senso”. Sempre nella giornata di ieri sono stati resi noti i risultati della perizia dei Ris di Roma sulla traccia di sangue rinvenuta sul coltello ritrovato a casa di Sollecito. Il dna corrisponde a quello di Amanda Knox, non alla vittima Meredith Kercher, né all’unico colpevole per il momento individuato, ovvero Rudi Guede (condannato in via definitiva a 16 anni). Per fare il punto sul processo ilsussisiario.net ha contattato il giornalista de lanazione.it, Roberto Davide Papini, in aula per seguire gli sviluppi.

Lei oggi era in aula a Firenze per seguire il “Processo Meredith”. A che punto siamo arrivati?

Si può dire che non siamo punto e a capo. Oggi la giornata in aula ha visto due momenti importanti: in primis la presentazione dei risultati sulla perizia della traccia trovata sul coltello (che per l’accusa sarebbe l’arma del delitto) rinvenuto a casa di Raffaele Sollecito, e in secondo luogo la deposizione spontanea di Sollecito stesso.

Andiamo per gradi. I risultati hanno appunto confermato che la traccia di sangue appartiene ad Amanda Knox.

Esatto, quindi non appartiene né alla vittima Meredith Kercher, né a Rudy Guede che per il momento è l’unico condannato in via definitiva per l’omicidio.

La difesa e l’accusa come hanno letto i risultati?

Per entrambe le parti si tratta di un dato significativo. Per le difese si tratta di un fatto positivo e favorevole in quanto sostanzialmente dimostra che non essendoci alcuna traccia della vittima, il coltello non ha alcuna rilevanza. Il fatto che rechi il dna di Amanda è spiegabile con il fatto che visto che i due ragazzi stavano insieme, lei possa aver usato quel coltello lasciando le sue tracce.

Mentre per la parte civile?

La parte civile ha detto che è la prova che il coltello è stato in mano di Amanda, ma l'accusa in questi giorni non si è espressa. 

Per quanto riguarda invece la testimonianza di Sollecito?

In pratica Sollecito si è difeso attaccando: ha detto, in sintesi, di essere  una brava persona, di essere stato accusato sulla base di prove inesistenti e di aver subito una vera e propria persecuzione. Non ci sono stati colpi di scena, ma  le sue dichiarazioni e la perizia sono un passo in avanti verso, si spera, la definizione di una verità processuale di una vicenda che sta durando dal 2007.

Rudy Guede è l’unico condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per “concorso in omicidio”, ma se si parla di “concorso”…