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STATO-MAFIA/ Vizzini: Totò Riina dice la verità

Per CARLO VIZZINI, qualcuno fornì rassicurazioni che il maxiprocesso di Palermo sarebbe finito in una bolla di sapone. Così non fu, e con la sentenza della Cassazione scoppiò l’ira dei clan

Giulio Andreotti (Infophoto) Giulio Andreotti (Infophoto)

Il pentito Francesco Onorato torna a parlare del ruolo di Craxi e Andreotti nel delitto Dalla Chiesa. Lo fa nel corso del processo sulla trattativa Stato-mafia, sottolineando come “i politici a Riina prima gli hanno fatto fare le cose, poi l'hanno mollato. Prima ci hanno fatto ammazzare Dalla Chiesa i signori Craxi e Andreotti che si sentivano il fiato addosso. Poi nel momento in cui l'opinione pubblica è scesa in piazza i politici si sono andati a nascondere. Per questo Riina ha ragione ad accusare lo Stato”. In pratica per il pentito Onorato, Totò Riina fu prima usato dallo Stato e poi scaricato. E la conseguenza fu che per vendetta pensò di uccidere Andreotti e suo figlio. Carlo Vizzini è stato protagonista, insieme a Leoluca Orlando, della “Primavera di Palermo”, cioè della giunta anomala che dal 1985 al 1990 sparigliò le carte della politica siciliana.

 

Da un lato Andreotti è inserito nella lista dei condannati a morte della mafia, dall’altra il pentito Onorato lo indica come il mandante dell’omicidio Dalla Chiesa. Non è una contraddizione in termini?

Nel processo ad Andreotti la sentenza della Cassazione fino a una certa data prescriveva il reato e da quella data in poi assolveva l’imputato. Non conosco le carte processuali, ma è noto che Andreotti è stato tanti anni sotto processo e alla fine la Cassazione ha chiuso questa pratica nel modo che ho detto.

 

Il piano per uccidere Andreotti fu legato in qualche modo al maxiprocesso di Palermo?

La mia impressione storica è che può darsi che qualcuno abbia fornito rassicurazioni nel senso che il Maxiprocesso sarebbe stato gestito per finire in una bolla di sapone. Così non fu, e con la sentenza della Corte di Cassazione del 30 gennaio 1992 scoppia l’ira furibonda dei clan. La vera data in cui si può capire chi davvero stava contro la mafia e chi la difendeva è la data della sentenza della Cassazione sul Maxiprocesso di Palermo. Chi si esponeva, come io stesso ho fatto, lo faceva a processo ancora aperto e con le acque calme. Era chiaro che dopo la sentenza definitiva doveva cominciare o una vendetta o quella che viene chiamata la trattativa, su cui si sta svolgendo il processo e rispetto a cui siamo in attesa di una conclusione da parte del collegio giudicante.

 

La decisione della Cassazione sul Maxiprocesso non fu di natura politica. Perché secondo lei la mafia se la prese con i partiti?