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IL CASO/ Dalla Cina una lezione ai cristiani (da non seguire)

Pubblicazione:sabato 9 novembre 2013

Caravaggio, Sacrificio di Isacco, particolare (1598) (Immagine d'archivio) Caravaggio, Sacrificio di Isacco, particolare (1598) (Immagine d'archivio)

Questo è lo scopo di ogni testimonianza cristiana: mostrare come il male, nessun male, può mai avere l'ultima parola sulla vita dell'uomo, riducendola ad un ostaggio del proprio passato o alla necessità di sostenersi su altro per "consistere" e costruire. Nessuno di noi racconta il proprio male al prete con la paura delle misure deterrenti o punitive di Dio: tutti entrano in confessionale con l'intima speranza che il proprio peccato non sia la parola definitiva alla luce della quale leggere e affrontare l'esistenza. Ognuno di noi è in grado di testimoniare non tanto il degrado del male, sempre più grande di quello che vediamo, ma la forza misericordiosa di Dio che non teme di attraversare nulla, pur di venirci a prendere e portare via con sé. Mai come questi mesi il potere e la misericordia, l'egemonia e la testimonianza, sono risultate essere le strade tra cui può e deve scegliere la Chiesa.

Dobbiamo smetterla con le nostre crociate contro tutto il male del mondo e uscire dall'ovile per recuperare la pecorella smarrita o la dracma perduta. Dobbiamo consegnare definitivamente alla storia una certa definizione di peccato come "offesa" alla nominalistica volontà del Creatore per recuperare la consapevolezza che ogni peccato apre lo spazio all'amore di Dio e che, quindi, chiamare un comportamento come "peccaminoso" non vuol dire escludere la persona dall'orizzonte della dignità e dell'onore ma - semplicemente - richiamare tutto il bisogno umano che in una data azione è implicato.

La Chiesa non sta nel mondo per difendersi, ma per amare. Le nostre assemblee, le nostre testimonianze, le nostre catechesi, non possono essere la versione periferica del primo canale della tv cinese: noi non siamo insieme per combattere il male, per tagliare l'orecchio al soldato che - ancora oggi - si avvicina biecamente a noi per arrestare Cristo. Noi siamo insieme per seguire il Maestro. Per testimoniare che il male non ci fa paura. Ci fa più paura la nostra giustizia. Quella che ha bisogno di storie esemplari per continuare a perpetrarsi. Quella che, di fronte a Dio - o a Papa Francesco -, teme solo di essere disturbata.



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COMMENTI
09/11/2013 - Bellissimo! (Francesco Giuseppe Pianori)

Bellissimo! Grazie. Che parole vere!