BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

STORIE DI COLLETTA/ Dal nord al sud, la sfiducia lascia il posto alla speranza

Pubblicazione:domenica 1 dicembre 2013

Un momento della Colletta alimentare (Infophoto) Un momento della Colletta alimentare (Infophoto)

Ma c'è di più: "Mi rende molto felice fare questo, mi rende molto felice" ripete in continuazione, quasi con la voce rotta dall'emozione "e vi ringrazio per quello che fate". Talmente contento, questo senegalese di 34 anni, che ha coinvolto in questa giornata un suo amico: "Ieri sera (venerdì ndr) ho proposto al mio amico Mudu, anch'egli del Senegal, di venire con me a Firenze, non per lavorare ma per fare la Colletta insieme a me: ha accettato, e anche lui è rimasto contentissimo".

Scendendo dalla Toscana al Lazio, la musica non cambia. La sfiducia lascia il posto alla speranza, la ricchezza della gratuità ha la meglio sullo sconforto. Quando due anni fa l'azienda in cui lavorava è fallita, per Stefano Tofani è iniziato un periodo durissimo: a 53 anni, trovare un nuovo lavoro si è rivelata impresa al limite dell'impossibile. "Niente da fare: da allora non riesco a trovare niente di concreto". Ma ieri, tra i quattrocentosessanta volontari di Aprilia, in provincia di Latina, lui è stato tra i più certi: "Questo gesto lo faccio da ben quattordici anni, ma non lo salterei per nulla al mondo, perché provando a dare una risposta al bisogno di tante persone che poi, a ben vedere, stanno davvero male − io tutto sommato me la cavo − mi rende davvero lieto. In realtà, prima che farlo per gli altri, lo faccio per me, per la mia pienezza. E ogni anno non rimango deluso". E ora che il lavoro non c'è? "Vede, come diceva Einstein, il problema di una crisi economica è soprattutto la crisi delle persone. Oggi i disoccupati sono talmente sfiduciati da non cercare più lavoro. Io, invece, questa mattina, come le mattine degli ultimi due mesi di preparazione della Colletta, ho trovato una grande ragione per alzarmi dal letto, mettermi in moto, tornare a sperare. Così, insieme ai miei tre amici con cui partecipo al gesto, ho la possibilità di non ripiegarmi su me stesso: tutto diventa più bello, più facile, e ci sente accolti, utili, ben voluti". Insomma, come diceva qualcuno, "Comunque andrà, sarà un successo". "Per me − conclude − è un successo in partenza, scegliere di darsi per gli altri, significa scoprire se stessi". In bocca al lupo, Stefano. "Crepi, e grazie".

Nel quartiere Borgo Vittoria, a Torino, la Colletta Alimentare quest'anno tra i volontari ha avuto un amico in più: Hadi Abner Alì, un marocchino che vive aiutando i clienti di un supermercato a spostare carrelli, o i dipendenti in piccoli lavoretti. È una persona colta, Hadi, che ha girato il mondo, e parla tre lingue: ma la sorte gli è stata avversa, al punto che anche la moglie lo ha lasciato perché, come dice la legge coranica, il marito deve mantenere la famiglia. E lui, di lavori concreti, non ne ha avuti, in dieci anni di presenza nel nostro Paese. 


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >