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Cronaca

STORIE DI COLLETTA/ Dal nord al sud, la sfiducia lascia il posto alla speranza

Un momento della Colletta alimentare (Infophoto)Un momento della Colletta alimentare (Infophoto)

"L'ho conosciuto nel corso di un'altra raccolta − racconta Massimo Carraro, volontario di Torino − dove si è coinvolto con entusiasmo. Mi aveva colpito, in particolare, il suo modo umile di lavorare. Al termine di quella giornata, gli ho detto: siamo amici, quindi fai la spesa e compra non ciò di cui hai bisogno, ma ciò che desideri. E così è stato. Poi l'ho anche riaccompagnato a casa, e mi ha chiesto se, visto che eravamo amici, gli pagavo le sigarette, cosa che ovviamente ho fatto senza esitazione. Alla fine, ci siamo scambiati i numeri di telefono. Poi, però, non ci siamo sentiti per un po', fino a quando, qualche giorno fa, mi ha mandato un sms: "Sono il ragazzo del Penny Market, vorrei partecipare alla Colletta" mi ha detto definendosi "ragazzo", nonostante la sua età. In breve: quello che sembrava un incontro casuale, quasi destinato a finire, è diventata una bellissima condivisione. Oggi, così, abbiamo avuto un amico in più che ha partecipato alla Colletta, coccolato anche dagli altri miei amici volontari, e rimasto ancora più contento per un gesto cui ha chiesto di poter partecipare. Talmente contento che mi ha confessato di non aver fumato per tutta la mattinata per rispetto della Colletta, lui che è un fumatore incallito!". Massimo, infine, aggiunge un particolare: "Hadi mi ha spiegato che quell'Abner, nel nome, sta a significare 'Figlio di Dio'". Insomma, Hadi è felice e accolto, proprio come un figlio di Dio. È questo il volto profondo − e coinvolgente − di una giornata unica come la Colletta Alimentare.

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