BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

NATALE 2013/ L'importanza degli "auguri", una vittoria per il bene comune

Pubblicazione:

Il tavolo dell'Hostaria La Speranza  Il tavolo dell'Hostaria La Speranza

Questa puntualizzazione l'ho presa dal mio libro per la famiglia “Adesso, 365 giorni da vivere con gusto” nel mese di dicembre e riguarda il significato di una parola abusata: Auguri. Leggete qui: “Deriva da “augur”, il sacerdote romano che prediceva il futuro (“augurium”) attraverso il comportamento degli uccelli in volo, nel modo di mangiare, nelle loro strida. L’augure veniva interpellato in occasione di determinate cerimonie oppure prima di intraprendere progetti di particolare rilevanza. Ovviamente ci si aspettava sempre che il responso fosse positivo: per questo, usata senza ulteriori specificazioni, la parola augurio suona come desiderio, speranza, promessa di bene; il termine stesso “augur” sembra collegato col verbo augeo che indica crescita, incremento, aumento. Tutto questo anche se l’augurio potrebbe indicare qualcosa che va male (“uccello del malaugurio”). Gli auguri natalizi, ma anche quelli che ci si scambia quotidianamente (buongiorno, buonasera), hanno sottinteso il significato positivo del termine; sarebbe innaturalmente cattivo augurare a qualcuno il male, il dolore, la sconfitta. Farsi gli auguri ha un fondamento adeguato in quanto il bene che ci si augura nel futuro è già inizialmente nel presente, il bene di domani incomincia nell’oggi”.

Bello no? Quante cose ci sono in questo recupero del significato di una parola. C'è la politica, che in verità è quasi sempre un augurio di sconfitta di qualcuno, e mai di vittoria per il bene comune. E bisogna diffidare, da chi augura di demolire: è innaturale, lo abbiamo letto poc'anzi. Ma il bello della parola auguri è quel collegamento con le parole bene, speranza, che a leggere il rapporto impietoso del Censis di quest'anno sembrano termini desueti, lontani, dimenticati. O tali vogliono farceli sembrare, giacché le analisi sono sempre un disastro e un po' appaiono come una ritirata dall'assunzione di responsabilità. A me il rapporto del Censis di quest'anno è parso come un copia-incolla della situazione greca. E non mi torna, se è vero come è vero che le novità della politica di questa ultima settimana hanno segnato una piccola, forse timida novità: sono sparite le truppe cammellate, c'è stata una certa partecipazione, nel Pd come nel nuovo Centrodestra e finanche nell'affermazione del nuovo segretario della Lega Nord. Auguri a tutti, se volti nuovi e compagine nuove iniziano a scalfire vecchie logiche e personalismi stantii. Ma non mi torna, ancora, l'analisi del Censis che parla di Italia sciapa, dopo aver visto, in questo ultimo mese, un mondo di piccole imprese, in molti casi condotte da giovani, che invece si afferma. Lo abbiamo visto a Golosaria e ad Artigiano in Fiera: sarà solo un caso?


  PAG. SUCC. >