BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FERROVIE/ Le gallerie transalpine e i ritardi italiani

Pubblicazione:

immagine d'archivio  immagine d'archivio

Mentre nel chiuso del proverbiale Palazzo sono in corso dei “regolamenti di conti” interni, che in sostanza non hanno nulla a che vedere con le urgenze del nostro Paese (se non perché in ogni caso le aggravano), anche per prendere fiato  proviamo invece a soffermarci su uno di tali problemi, ovvero l’ammodernamento delle infrastrutture di transito attraverso l’arco alpino.

Una grande  occasione di ulteriore sviluppo si era prospettata  all’Italia, e in particolare all’Italia del Nord,  con la fine della Guerra fredda e la conseguente riapertura  della via dei Paesi danubiani.  Per essere adeguatamente colta tale occasione implicava però un proporzionato adeguamento delle vie di comunicazione lungo l’asse est-ovest, insomma lungo l’asse Torino-Trieste.  Purtroppo negli oltre vent’anni trascorsi dalla caduta del muro di Berlino né la politica, né l’economia si sono in Italia tempestivamente ed efficacemente impegnate in tal senso mentre invece la Germania, sia per conto proprio che tramite “l’Europa”, provvedeva a un forte sviluppo dei collegamenti tra bacino del Reno e bacino del Danubio.  Conseguentemente molta parte delle relazioni economiche tra  Sudovest  e Sudest europeo, che per ragioni tanto geografiche quanto storico-culturali dovrebbero passere a sud delle Alpi, quindi attraverso l’Italia, adesso girano a nord delle Alpi. E non sarà comunque né facile né veloce farle tornare nel loro alveo naturale.

Siccome adeguamenti infrastrutturali del genere richiedono non anni ma decenni possiamo tranquillamente concludere che il primo treno l’abbiamo perso. Mentre in Italia la grande questione era Berlusconi sì /Berlusconi no, con l’unico risultato che non si è consentito né a lui né ad altri di governare nel più vero e alto senso della parola, a nord delle Alpi qualcuno ha governato al nostro posto, ma non secondo i nostri interessi. Perso il primo treno sarebbe adesso il caso di non perdere anche gli altri. Oggi come oggi occorre rendere più rapido e fluido il passaggio delle Alpi così da agganciarsi meglio al già rinforzato asse bacino del Reno/bacino del Danubio. Solo così possiamo rimettere in  circolo l’asse Torino-Trieste in tutta la misura del possibile; e inoltre aprire il sistema verso il Mediterraneo. E’ a questo punto  che si pone la questione delle nuove gallerie ferroviarie transalpine “di base” ; cosiddette perché situate a quote molto più basse dei trafori realizzati tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Si sviluppano perciò (di qui il nome) in certo senso alla base dei rilievi alpini che attraversano,  consentendo pertanto ai convogli delle velocità da percorso di pianura con tutto ciò  che ne consegue: ovvero non solo maggiore rapidità ma anche maggiore capacità complessiva di trasporto della linea.  Osserviamo qui per inciso (riservandoci di tornare più avanti sull’argomento) che se posto in tale quadro  il fenomeno degli ultras “No-Tav” in Val di Susa appare per quello che è: lo sfruttamento a fini insurrezionali, a prescindere da qualsiasi valutazione in termini di bene comune, dei limiti di un’operazione  che ha soprattutto il grave difetto di esser stata pessimamente gestita sul lato del rapporto con le popolazioni coinvolte.


  PAG. SUCC. >