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FORCONI E FIDUCIA/ Cronaca di un Paese in attesa dell'infarto

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La chiacchiera e il pettegolezzo sono ciò che ultimamente uccidono la vita. Perché la vita non può andare avanti su quello che uno ha detto, che un altro ha riferito e che un altro ancora ha raccontato, la vita non è la media delle opinioni comuni a cui tutti dobbiamo adeguarci o contrapporci per principio: la vita esiste. C’è. E se c’è merita silenzio, merita rispetto, merita senso del limite e del confine, merita tempo per essere vissuta e, poi, capita.

Il nostro paese sta morendo perché la nostra classe dirigente è specchio di tutto questo: la politica sembra più roba da gossip e da cronaca rosa che il dialogo che una generazione intesse per dipanare le questioni di un intero popolo. La necessità più urgente che oggi incombe altro non che quella di una profonda purificazione. Purificazione che non può sempre avvenire attraverso le tragedie che ci lasciano muti o i dolori che ci tagliano le gambe: l’Italia non può continuamente aspettare un infarto che la risvegli, l’Italia merita gente che decida di educarsi e di educare. Tutti si riempiono la bocca della parola educazione: educazione alle buona maniere, alla legalità, alla sana dottrina, alla misericordia, al senso della vita, ai costumi degli antichi… ma nessuno, lo dico con un dolore immenso, nessuno ci dice che la prima educazione di cui tutti abbiamo bisogno è l’educazione al silenzio, a fare spazio alla realtà, al giudizio, perché diventi esperienza.

Nessuno, insomma, ci dice che la vita senza silenzio e senza perdono non va da nessuna parte, è ferma in un eterno perpetrarsi di se stessa. E questo ci lascia tutti più soli, con le nostre opinioni e i nostri “si vocifera” e “si dice”. Ma quella non è vita, è un altro modo con cui ci uccidiamo a vicenda, è un altro modo con cui esercitiamo la barbara violenza che ci connotava quando abitavamo nelle caverne, è semplicemente “aria” o – come diceva qualcuno – “tempo perduto”. Il dramma odierno, però, è che queste cose non le dice più nessuno. O meglio: c’è uno che le dice. Si chiama Francesco. Ma per molti, per troppi, è solo un fenomeno mediatico. Un’opinione finalmente alla moda con cui riempire, ancora una volta, le pagine dei giornali. E lasciare i nostri cuori e le nostre menti più vuoti di prima. A disposizione del potere di turno.

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