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Cronaca

FORCONI E FIDUCIA/ Cronaca di un Paese in attesa dell'infarto

La protesta dei Forconi, i nuovi scenari politici la morte di Mandela, il problema delle tasse, l'omofobia. E gente incapace di giudicare. Così muore un paese. FEDERICO PICHETTO

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La protesta dei Forconi, i nuovi scenari politici dopo i mutamenti avvenuti a destra e a sinistra, la morte di Mandela, il problema delle tasse, quello presunto dell’omofobia e l’apparente “fuga” della Juve: sui giornali e sulla rete gli argomenti da trattare certamente non mancano. I talk show sono pieni di sollecitazioni e le immagini sembrano lì, pronte, a scatenare una nuova ridda di opinioni. A meno di profonde passioni, raramente questi argomenti riescono a generare un giudizio autentico e meditato: tutto ci appare come un frammento a cui appiccicare il nostro pre-giudizio reattivo e niente sembra davvero in grado di farci fare una strada, un cammino.

L’inganno sta tutto nella domanda che i media ossessivamente e in mille forme ci pongono: “Che cosa ne pensate?”. Tutto è ridotto a questo interrogativo e, una volta che tutti – non importa chi – ma “tutti”, hanno espresso la loro opinione si va avanti come se nulla fosse e si cambia pagina. Il segno più eloquente di questa mentalità è la ricaduta che questo clima genera sulle nostre conversazioni: quando è stata l’ultima volta che abbiamo iniziato e finito un dialogo su un argomento decisivo per il nostro cuore? Che clima c’è alle nostre cenette o durante la coda alla posta? Quanto tempo è passato dall’ultimo pettegolezzo che abbiamo fatto, sentito o riferito? La frammentarietà e la chiacchiera imperversano e diventano, a poco a poco, l’unico costume nazionale e la nostra sola fonte di verità.

I bambini ormai parlano tra di loro di come uno o l’altro è vestito, di come gli altri si muovono o giocano, perfino di come si presenta la maestra, e gli fanno il verso proprio come i genitori, proprio come si commenta la qualità dello stracchino al supermercato, senza preoccuparsi di chi hanno davanti. I ragazzi e le ragazze non sono da meno e tutto diventa segreto, cosa da dire all’orecchio, messaggino pieno di allusioni, video in cui mettere in cattiva luce chi mi sta “sulle scatole”. Ma poi si diventa giovani e tutto si trasforma in un racconto delle ultime “prodezze” sperimentate o eseguite, in un’esibizione dei propri stati d’animo e della propria reattività rispetto alle cose accadute o, se si vuol ridere, alla narrazione dei tipi strani o assurdi incontrati fino al lamento e all’insulto per quello o quell’altro scoglio incontrato durante la settimana. Ovviamente gli adulti sono la ciliegina sulla torta e aspettano il fine settimana non per capire, per aiutarsi e sostenersi nella vita, ma per sfogarsi, per esprimersi, per riferire le cose dette o sentite su questo e su quell’altro.