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EUTANASIA/ Benvenuti in Belgio, dove la vita di un bambino vale quanto un caffè

Pubblicazione:sabato 14 dicembre 2013

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E’ una menzogna credere che un bambino possa scientemente chiedere di morire. I nostri bambini, che rendiamo sordi e muti al dolore altrui, cui nascondiamo le domande più scomode, che isoliamo da ogni bruttura, che riteniamo incapaci di scegliere, di muoversi, se non sotto tutela, i nostri bambini, che non sono come i tanti piccoli eroi in Iraq, in Afghanistan, in India, che lottano ogni giorno per resistere un giorno di più, alla fame, alle malattie, alla violenza, e non chiedono mai, di andarsene per sempre. Menzogne. Nascono da bieche ragioni di stato, perché la dolce morte costa ben di meno che assistere per davvero chi ha bisogno di cure palliative, di un letto d’ospedale? Nascono da un’idea di uomo che è degno solo se efficiente e attivo? Di una vita che vale solo per chi è forte, bello e capace? Si chiama eugenetica, superfluo ricordare che le peggiori dittature della storia l’hanno praticata senza confonderla almeno sotto nobili principi, la pietà, la solidarietà, la libertà di scelta. La frontiera belga non è così lontana. La pretesa di regolare secondo il nostro criterio la vita umana, dal concepimento ala sua morte, di impadronirci con mani adunche del suo destino, trasformando la persona in cosa, è la costante maledetta di questo inferno che chiamiamo modernità, della sua sentinella che chiamiamo Occidente.

Possiamo passare i giorni che precedono il Natale passando sopra a notizie così, rassegnandoci con un sospiro, limitandoci clandestinamente ad affermare il nostro disaccordo? Che uomini siamo, che popolo siamo, che cristiani siamo, se non fremiamo per i poveri, e gli indifesi, gli innocenti che sono i più poveri? Che senso ha esaltarsi davanti alle foto di un papa, se temiamo l’irrisione, l'esclusione per essere controcorrente? In Belgio, tanti e tanti anni fa, un re ebbe il coraggio di dimettersi, per non firmare una legge sull’aborto che riteneva odiosa e disumana. Il Belgio è ancora una monarchia. Che senso ha ancora un re, se non per muovere la coscienza tiepida della sua gente?



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