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FORCONI & LUOGHI COMUNI/ La lettera: il popolo (vero) non è contro la politica

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Io fra il '68 e il '75 avevo un movimento che si motivava in "servire il popolo". Quando ne provocai lo scioglimento la mia questione era che non riuscivo a trovare il popolo. Consapevole che non è vero che la storia è storia di lotta di classe, e che il proletariato non è un soggetto della storia, ho poi anche compreso che non è popolo il cittadino anonimo della metropoli moderna. Al massimo questo cittadino può essere convocato alle primarie per approvare proposte nate in alto loco. Ma la mia domanda sul popolo ha continuato a proporsi. Fu in Chiesa che ritrovai il popolo, ovvero ritrovai il fattore che rende ragione di una possibilità di unità fra le persone. Ho ripreso a far politica percorrendo di nuovo l’idea di servire il popolo. La mia nuova concezione della politica è passata dall’evidenza che la ragione esistenziale non viene dalla politica, la quale è solo una parte, uno strumento per la convivenza, un servizio al popolo.

Dunque cosa è il popolo? Quella espressione operosa del fare insieme che viene dal riferimento originario per la propria vita. Nei non credenti è senso religioso o passione per l’uomo, mentre nei credenti è Presenza di Cristo, che diventa strada da seguire nella responsabilità e nella pace. Infine è popolo quella parte di gente che tenta di rispondere al proprio bisogno e capisce le strade da percorrere. Il popolo è soggetto che si pone come proposta alla politica. Ovvero che propone il modo con cui i responsabili della cosa pubblica possono aiutare il lavoro e la costruttività del popolo. Dunque non è popolo la rivoluzione o la ribellione, è popolo ciò che produce anche la politica. Ma infine è sempre con la politica che si amministra la cosa pubblica.

Pertanto gli attuali movimenti di piazza dovranno comunque diventare soggetti proponenti e trovare una politica che li riconosce. In genere il rischio è la demagogia, rimanendo preda di illusorie politiche destinate al fallimento. Oppure può esserci la vittoria di alcuni che hanno ben strumentalizzato i movimenti. Ma è anche possibile che trovino delle buone politiche, e che si producano dei cambiamenti. L’importante è superare l’idea che si fa contro la politica. Questa sarebbe comunque menzogna.

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COMMENTI
14/12/2013 - Esistere per resistere e proporre (Pippo Emmolo)

Finalmente qualcosa che non è schematico perché parte da un pensiero libero che guarda la realtà, la sa guardare e infatti non nega nulla del vero e del buono che può venir fuori da tutti, forconi compreso. Quando si dice di essere aperti si dice di voler salutare nella fattispecie, qualora dovesse emergere, ogni sia pur minima possibilità di proposta da chiunque(dx sx m5s...Renzi,Alfano...)purché "politica". Le proposte che si esauriscono nella sola rabbia(pur giusta)di mandare a casa i politici e il governo non vanno molto più in là dell'antico adagio "governo ladro". L'articolo chiarisce che non esiste un'idea di bene comune inteso come idea precostituita e imbalsamata e che quindi il bene comune è una possibilità insita in tutti e che può venire da tutti a prescindere da calcoli e schieramenti.