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CHIESA E TV/ I "veri" preti? Molto poco televisivi

Terence Hill nei panni di don Matteo (Infophoto) Terence Hill nei panni di don Matteo (Infophoto)

Un altra grande categoria di sacerdoti televisivi è quella dei preti tormentati o in vario modo tentati dall'amore per una donna, dal denaro, dall'ambizione di potere. Uccelli di Rovo (1983, Canale 5) fu uno dei primi successi delle tv commerciali. La lista dei religiosi interiormente agitati comprende anche figure come quella di Carlo Dapporto (Un prete tra noi, Rai due, 1997-99), Gabriel Garko (Io ti assolvo, Canale 5, 2008), Claudio Gioè (Il tredicesimo apostolo, Canale 5, 2013). In Francia è stato prodotto Uomini di fede (in Italia su La Effe, 2013), nel quale alcuni seminaristi sono alle prese con dubbi, intrighi, sesso ed ogni altro moderno luogo comune sulle deviazioni dei sacerdoti. Mentre il primo gruppo, i preti-detective, combatte un  male che è sostanzialmente "fuori", in altri, nel diverso, il secondo gruppo combatte anche una battaglia interiore, se possibile più difficile e drammatica. 

Una via di mezzo è rappresentata da Tom Hollander  che interpreta il prete anglicano Adam nella serie Rev. prodotta per BBC Two, di cui si annuncia adesso al terza stagione. La serie ha suscitato polemiche ma anche apprezzamenti. In Italia, pur non essendo in onda, è stata lodata trasversalmente, ad esempio "Il Foglio" e "Kataweb". L'arcivescovo di Canterbury ne ha apprezzato il realismo. Adam fuma, beve, dice parolacce. È trasandato e simpatico come l'ispettore Colombo e parla con Dio come don Camillo. Fa compagnia agli ubriaconi, mentre l'arcidiacono della sua chiesa va negli show televisivi, mangia sushi e pensa ai soldi. Adam è un prete "politically uncorrect", pieno di debolezze, alle prese col cruccio di riempire la chiesa di fedeli, ma anche con i mille piccoli problemi della vita quotidiana, compreso quelli derivanti dalla sua situazione matrimoniale (siamo nell'ambito anglicano). Ma è un prete che vuole davvero bene alla sua gente, un uomo con una fede più forte dei suoi mille difetti. Il racconto è pieno di ironia inglese. Ma è anche uno specchio drammatico dell'inaridirsi dell'esperienza religiosa nell'Europa dei nostri giorni.

Difficile dire quale di queste rappresentazioni così diverse sia più fedele alla realtà. La serialità televisiva insegue, sempre in ritardo, o anticipa, sempre troppo presto, il mainstream della mentalità comune. I preti veri, nella realtà, sono molto poco televisivi. Quelli che ho conosciuto io non risolvono casi polizieschi, non sono al centro di complotti, non sono aitanti né belli, hanno debolezze e grandezze da uomini, come tutti. Ne ho conosciuti che amano la vita, fumano come turchi e bevono di gran gusto, capaci di dare un braccio per un amico, ma anche di accoltellare (metaforicamente) il compagno di scopa che non sa sparigliare. Quelli che ho conosciuto io parlano di Cristo, insegnando a dargli del Tu. Oggi ce n'è uno che parla così anche a San Pietro. E lo fa per le persone che ha davanti, non per le telecamere.

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COMMENTI
16/12/2013 - La nostra guida amorevole nel prete. (claudia mazzola)

Se non ci fossero i preti bisognerebbe inventarli. Grazie a Dio ci ha pensato Lui!