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GIORNALI/ Fazzo (il Giornale): le liste anti-giornalisti di Beppe Grillo? Come le sentenze di certi pm

Pubblicazione:lunedì 16 dicembre 2013

Un tribunale Un tribunale

La mia sensazione è che il tribunale abbia usato due pesi e due misure. Se la stessa frase l’avesse scritta Repubblica, non so se il giornalista sarebbe stato condannato. C’è quindi una particolare severità nei confronti di un quotidiano, il Giornale, considerato dai magistrati come “stampa nemica”. Tra l’altro io in passato ho lavorato a Repubblica per molti anni, il mio metodo non è cambiato, ma stranamente al’epoca nessuno mi aveva mai condannato al carcere.

 

Lei conosce bene la realtà della magistratura milanese. Ritiene che sia egemonizzata da una corrente radicale?

In questo caso non è un problema di corrente ma di casta. Ci sono fior fiore di magistrati perbene e che lavorano secondo coscienza, ma c’è anche una corporazione che a prescindere totalmente dalle diversità culturali e ideologiche che ha al suo interno, scatta compatta quando vede il suo potere messo in discussione. Ciò fa sì che chi non è del tutto succube nei confronti di questo pensiero unico dominante dentro il tribunale sia subito emarginato. E la conseguenza è quella di essere maltrattati non appena si finisce nelle loro grinfie.

 

Che cosa farà a questo punto?

Potrei chiudere la vicenda nel modo più comodo accordandomi con il querelante. Non ci penso però neanche lontanamente, anzi voglio andare in appello e fare sì che questa sentenza venga spazzata via. Se la corte d’appello dovesse al contrario confermarla, i miei dubbi si farebbero molto più consistenti.

 

(Pietro Vernizzi)

 

 

 




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