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GIORNALI/ Fazzo (il Giornale): le liste anti-giornalisti di Beppe Grillo? Come le sentenze di certi pm

Per LUCA FAZZO, i giudici sono una corporazione che a prescindere dalle diversità culturali e ideologiche al loro interno, scattano compatti quando vedono il loro potere messo in discussione

Un tribunale Un tribunale

Grillo lancia le liste di proscrizione contro i giornalisti nemici. Sul suo blog il leader del M5S ha aperto una rubrica segnaletica, invitando i militanti a indicare gli articoli nei quali il Movimento è criticato. Intanto i magistrati mandano in galera i cronisti da cui sentono minacciata la loro casta. E’ il caso di Luca Fazzo, giornalista giudiziario de il Giornale che è stato condannato a due anni senza sospensione della pena per avere definito “accanito cocainomane” un giovane frequentatore della discoteca Hollywood finito nell’inchiesta Vallettopoli. Lo stesso giovane aveva dichiarato a verbale: “Sono consumatore da 4 anni di cocaina e negli ultimi tempi ne consumo parecchia, anche dalle due alle quattro volte a settimana”.

Fazzo, da una parte ci sono i magistrati, dall’altra c’è Grillo che fa le liste dei giornalisti “nemici”. Fare il giornalista è sempre più difficile?

Finire nelle liste di proscrizione di Grillo è soltanto un onore. Un giornalista che non dia mai fastidio a nessuno forse non fa fino in fondo il suo mestiere. Ci sono politici che strillano contro i giornalisti, come fa Grillo, e ce ne sono altri che magari hanno l’intelligenza di usare altri metodi ma cercano comunque di metterti i bastoni fra le ruote. E’ così da sempre. Un altro discorso sono ovviamente le intimidazioni fisiche. Per fortuna però per il momento fare il giornalista in Italia non è come farlo in Ucraina. I condizionamenti ci sono, ma si risponde con l’energia individuale e con il fatto di non spaventarsi più di tanto.

Che cosa ne pensa della sentenza che l’ha condannata a due anni di carcere?

Se parliamo di diritto di cronaca, stabilire che non si può riportare quello che è scritto in un atto giudiziario rende particolarmente impossibile il lavoro dei cronisti che campano soprattutto di quanto è scritto negli atti stessi, cioè di verità fatte proprie dalla magistratura all’interno di procedimenti penali. Se questo non si può più scrivere sui giornali ce lo dicano, e a quel punto si chiude la sala stampa all’interno dei tribunali. Ma c’è un secondo aspetto che rende pericolosa questa sentenza.

Quale?