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L'ITALIA BRUCIA/ Forconi e risse, per chi suona la campana?

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La portata e le conseguenze di un tale fenomeno dipendono fondamentalmente dalla capacità di ascolto, contenimento, reazione da parte del contesto. Ed è qui che nascono le preoccupazioni per l'Italia.

Questi fenomeni tendono ad essere, per loro natura, di breve durata. È difficile che riescano a darsi un'organizzazione stabile, a definire degli obiettivi, a far emergere delle leadership. Ma a differenza di quanto è accaduto nella maggior parte dei casi citati − a parte  la Grecia − la situazione italiana è tale da non fare escludere un esito diverso.

Intanto, perché l'odio verso la casta e il disprezzo verso le istituzioni sono oggi così radicate da andare ben al di la dei confini della protesta. Sentimenti che si sommano allo scarso senso istituzionale che accomuna ceti popolari e pezzi delle élites. Anche in questo giorni, non sono mancate le voci di chi − nelle istituzioni e tre le cosiddette classi dirigenti − ha mandato messaggi a dir poco confusi, equivoci. E, in alcuni casi, del tutto sbagliati.

In secondo luogo, perché il sistema politico è nel mezzo di una profonda ristrutturazione, che apre varchi i cui sviluppi è difficile prevedere.

Da un lato, abbiamo partiti che siedono in parlamento che stanno cercando di cavalcare la protesta: esplicitamente Grillo − che ha provato a diventare il riferimento della gente scesa in piazza − in modo più felpato Forza Italia − i cui  esponenti di primo piano hanno in qualche modo accarezzato il movimento di protesta.

Dall'altro lato, abbiamo una sinistra che è oggi molto lontana dai ceti che protestano. La nuova segreteria certifica la trasformazione del Pd, che da molto tempo fatica a tenere i contatti con i ceti popolari del nostro paese. La vittoria del sindaco di Firenze − positiva nella misura in cui ha impresso un vento di cambiamento al sistema politico − ha ora il problema di diventare davvero un fattore di cambiamento. Così da  assorbire le ragioni della protesta. Se nei prossimi mesi le aspettative di cambiamento dovessero venire frustrate, ciò aprirebbe un enorme varco ad una ondata  di destra. Con esiti assai incerti.

Per questo, il presidente della Repubblica predica prudenza e invita i partiti della maggioranza a realizzare quelle riforme di cui il paese ha bisogno: l'Italia ha bisogno di cambiare passo. Adesso. Mettendo il bene comune prima delle ambizioni personali e degli interessi di parte. 



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COMMENTI
17/12/2013 - Le campane di solito suonano a festa. (claudia mazzola)

Questi sintomi di ribellione sembrano un tumore senza cura. A tutti noi auguro di trovare la medicina salutare per lavorare e per evitare la protesta diventi un vizio, questo detto della mia cara suocera: "attenti che vi prendete il microbo".