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L'ITALIA BRUCIA/ Forconi e risse, per chi suona la campana?

Pubblicazione:martedì 17 dicembre 2013 - Ultimo aggiornamento:martedì 17 dicembre 2013, 23.09

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La protesta sta alla società come la febbre sta al corpo. È un sintomo che, quando si manifesta in modo così diffuso e persistente - come in questi giorni di Italia - non deve essere sottovalutato.

Da anni, in Italia procedono due processi, legati tra loro, ma anche dotati di una relativa autonomia.

Il primo è la recessione economica, che è sopraggiunta dopo un decennio di non crescita: gli italiani sono oggi più poveri rispetto a cinque anni fa. Un impoverimento che non si distribuisce però in modo omogeneo: come sempre succede in questi casi, alcuni pagano un prezzo più alto di altri. Il che scava nuove, dolorose fratture sociali.

Il secondo processo è la critica feroce, che arriva fino al disprezzo, per le istituzioni e la cosiddetta casta. Una critica che certo è stata una reazione a gravi irresponsabilità e inettitudini; ma che col tempo ha rafforzato sentimenti rancorosi nei confronti di un'intero sistema istituzionale.

Chi sono i gruppi che soffrono di più? Principalmente due. 

Il primo è quell'ampio e variegato mondo che va dal lavoro precario e instabile al lavoro autonomo fino alla piccola impresa. Quella parte della società italiana, cioè che è al di fuori del sistema delle garanzie. Il secondo gruppo - che si sovrappone al primo solo in parte - è costituito dai giovani sotto i 35 anni: la crisi è sproporzionatamente pagata da un'intera generazione, che, di fronte alla perdita del futuro, ora comincia a ribellarsi. 

E dato che tutti hanno legami famigliari, ecco che il disagio si allarga coinvolgendo più trasversalmente la gran parte della società italiana.

Chi protesta, sa cosa vuole? La risposta, in linea generale, è no. È piuttosto un grido di disperazione: non c'è la facciamo più e nessuno ci ascolta! È il senso di smarrimento a dominare. Non c'è da stupirsi: in condizioni diverse è quanto accade nei paesi avanzati (e non solo) ormai da più di dieci anni. Nelle società contemporanea la protesta si produce come un rumore sordo, in assenza - quasi in sostituzione - del conflitto sociale, che è finito con la fine delle classi: il malcontento, diffuso e sotterraneo, incapace di trovare sbocchi sociale e politico, scoppia improvvisamente per l'innesco di un fattore occasionale che lo accende. Quando ciò accade, la protesta autoorganizzata (anche grazie ai social network) si produce in una forma che assomiglia più ad una scarica di rabbia - che può facilmente portare alla violenza.

Lo abbiamo visto nelle periferie parigine e londinesi, nella Grecia e nella Spagna della crisi, e oggi in Italia.


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COMMENTI
17/12/2013 - Le campane di solito suonano a festa. (claudia mazzola)

Questi sintomi di ribellione sembrano un tumore senza cura. A tutti noi auguro di trovare la medicina salutare per lavorare e per evitare la protesta diventi un vizio, questo detto della mia cara suocera: "attenti che vi prendete il microbo".