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RISCHI CANNABIS/ Siamo sicuri che la droga legalizzata sia così "leggera"?

L’Uruguay è il primo Paese al mondo a liberalizzare il consumo di marijuana organizzando il monopolio statale su tutte le fasi, dalla produzione alla vendita. Il commento di ANTONELLO VANNI

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

RISCHI USO CANNABIS E LEGALIZZAZIONE. Montevideo, dicembre 2013: l’Uruguay è il primo Paese al mondo a liberalizzare il consumo di marijuana organizzando il monopolio statale su tutte le fasi di produzione, distribuzione e vendita della cannabis. La nuova legge stabilisce innanzitutto la fondazione di un Istituto di regolamentazione della cannabis. Quest’ultimo fornirà licenze ai privati che vogliono coltivare le piante, ad associazioni di consumatori, e a produttori di maggiore ampiezza che venderanno la marijuana grazie a una rete di farmacie autorizzate, per un massimo di 40 grammi mensili a persona al costo di un dollaro al grammo.

Il motivo di questa scelta è stato spiegato dal Presidente dell’Uruguay José Mujica, tra l’altro già sostenitore della depenalizzazione dell’aborto (giusto per sottolineare che “la cultura della morte” procede di pari passo in tutti i suoi volti, come diceva Giovanni Paolo II). Secondo Mujica, non a caso proiettato verso le imminenti elezioni politiche e presidenziali del 2014, l’obiettivo non sarebbe far diventare l’Uruguay un “Paese del fumo libero” ma tentare un "esperimento al di fuori del proibizionismo, che è fallito" per riuscire a "strappare un mercato importante ai trafficanti di droga" salvando la vita ai giovani trascinati nel circolo della microcriminalità legata al narcotraffico. Sorprende però che nel varo di questa riforma, estorta al Senato in realtà con pochi voti (16 favorevoli, 13 contrari), sia stata calpestata l’opinione dei cittadini che, consapevoli della nocività di questa droga, si oppongono in maggioranza (oltre il 60%) a una forma di Stato che all’alcol e al tabacco aggiunge la marijuana tra le sue fonti di lucro. Mettendo peraltro a repentaglio la salute di chi gli ha conferito il potere affidandogli il bene comune.

È infatti ormai stabilito, da medicina e neuroscienze a livello internazionale, il danno alla salute provocato dal consumo di marijuana (cfr. C. Risé, Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita, San Paolo ed., 2007, www.claudio-rise.it): nel feto se la madre la fuma, nello sviluppo del cervello se gli adolescenti la utilizzano, nel determinare patologie psichiatriche sul lungo termine negli adulti. Per non parlare delle patogenesi infiammatorie, cardiache e tumorali provocate da questa sostanza il cui carattere di “leggerezza” è ormai stato negato anche in Italia da ambiti autorevoli come il Consiglio Superiore di Sanità.


COMMENTI
20/01/2014 - citrulz (michele ceccon)

Caro il nostro prof., premetto che ho 40 anni, ho iniziato con le canne a 16 anni (solo nei week end) e a 20 ho iniziato con l'uso quotidiano (2 o 3 serali). All'età di 30 anni volevo un figlio e non nascondo che ero in paranoia per aver letto un articolo demenziale come il suo in cui raccontava le difficoltà ad aver figli per l'uso di cannabis. Dico, vabbè, ci proviamo e guarda caso al primo colpo ho avuto 2 gemelle (beccati questa). Non ho mai avuto difficoltà a comunicare con il prossimo e ho un'attività che porto avanti a fatica per via delle tasse imponenti che ci riservano. Ho guidato spesso sotto effetto e non ho mai riscontrato difficoltà nella guida stessa, gli unici incidenti che ho fatto sono per cause altrui (che se magari si facevano una canna anche loro magari riuscivano a non centrarmi). Comunque caro Prof. voglio dirle una cosa per farla contento, ho smesso con le canne da 5 mesi circa (non so neanch'io perchè) e l'unica difficoltà che ho riscontrato è stata il non dormire per neanche 5 minuti per una settimana, non ho usato ne gocce ne tranquillanti ne case di cura o ricovero per tossicodipendenti, soltanto un po' di palle che sicuramente ad un alcolizzato o cocainomane mancano. Un saluto a tutti e w le canne