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SANTO DEL GIORNO/ Il 17 dicembre si celebra San Floriano, protettore di Bologna

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C'è anche San Floriano tra i santi che vengono ricordati il 17 dicembre. Il suo culto, iniziato già in epoca precedente, ha avuto un notevole incremento a partire dal XIV secolo, sino a portarlo alla proclamazione di protettore della città di Bologna. Questo nonostante si tratti di un personaggio sulla cui esistenza si hanno ancora notizie abbastanza incerte. Per capire la genesi del culto di San Floriano nel capoluogo emiliano, bisogna prendere come riferimento la Vita di San Petronio, elaborata nel corso dello stesso XIV secolo, nella quale sono fornite alcune notizie. In base a questa testimonianza, il vescovo Petronio, recatosi in pellegrinaggio in terra di Palestina, avrebbe provveduto ad acquistare una serie di reliquie nelle quali erano incluse anche quelle riguardanti Floriano di Gaza e quelle dei suoi compagni. La narrazione dei fatti, presenta però una serie di contraddizioni abbastanza evidenti, a partire dal fatto che i martiri in proposito sarebbero stati oggetto di supplizio in una epoca successiva a quella in cui visse Petronio, con uno sfasamento temporale di circa un secolo. Inoltre, il numero delle persone interessate da questo martirio ammonterebbe a sessanta e non a quaranta, numero indicato dalla leggenda bolognese. Va inoltre ricordato come la biografia più antica riguardante lo stesso San Petronio, che fu elaborata nel XII secolo, menziona il viaggio in Terra Santa, ma allo stesso tempo non fa riferimento ad alcuna acquisizione di reliquie da parte sua.

Le origini del culto riguardante San Floriano vanno perciò ricercate in un documento risalente al dodicesimo secolo, il quale afferma che nel corso del 1141, sotto il pavimento di una delle basiliche che formano il complesso di Santa Croce, sarebbero stati ritrovati alcuni corpi. Il ritrovamento operato dai monaci di Santo Stefano di Bologna non sembra però aver riportato alla luce il corpo di San Floriano, né quello dei suoi compagni di sventura. Nella realtà i monaci che furono autori del ritrovamento dei quaranta corpi parlarono in effetti di martiri, senza però riferire la qualifica a cristiani. Solo in seguito sorse la necessità di dare una precisa provenienza ai corpi, affermando che si trattasse di quaranta martiri trovati in preziose arche appartenenti ai martiri di Gaza.

Tra le salme era presente anche un corpo decorato con la croce aurea, il quale fu di conseguenza attribuito a Floriano, ritenuto il capo. L'analisi della leggenda da parte del Lanzoni, ha in seguito portato a dare vita a un'ipotesi in base alla quale sarebbe stato un chierico bolognese del tredicesimo secolo, anonimo, a operare il collegamento tra le salme e la vita del vescovo Petronio, anche perché proprio questi è considerato il fondatore del complesso di Santo Stefano. Una ipotesi fondata anche sul fatto che le costruzioni rinvenute erano una imitazione di quelle palestinesi. Va tra l'altro precisato che anche un'opera di Agnello ravennate, il “Liber Pontificalis”, afferma che il vescovo Massimiano abbia portato nella sua città una lunga serie di reliquie appartenute ai martiri di Gaza, tra cui quelle relative a Floriano.


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