BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LAMPEDUSA/ Perché si "puliscono" gli immigrati come gli ebrei nei lager?

Pubblicazione:mercoledì 18 dicembre 2013 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 18 dicembre 2013, 19.09

Infophoto Infophoto

Gli immigrati sbarcati dalle carrette del mare a Lampedusa sono vivi per miracolo, provati dalla sete, dalla fame, dalla miseria e dai ricordi, hanno perso i loro cari, non hanno strade segnate per il futuro, solo  brandelli di passato: fughe, violenze, solitudine. Li hanno pescati e lasciati nella rete, chiusi in un centro che di accogliente ha ben poco, non fosse altro per quelle griglie di ferro che lo isolano dal mondo.

Hanno raccattato vestiti, assicurato ogni giorno un pasto, iniziato le lunghe pratiche della burocrazia per i riconoscimenti. Nessuno ci crede, che si possano avere notizie certe su ogni uomo, ogni donna, ogni bambino che stazionano mesi ammassati in stanzoni umidi, sporchi, anonimi. Che si può fare di più, sono arrivati in tanti, e siamo un Paese in crisi, asfissiato dai guai. Sono venuti a Lampedusa i Presidenti, i ministri, i vescovi, i responsabili di associazioni e ong, hanno visto, scosso il capo, sospirato, poi tuonato, redarguito, garantito. Poi sono partiti, e solo i lampedusani sanno il peso di sostenere tutta quella gente con uno sguardo, un sorriso, un pasto in più, un vestito nuovo, un regalo per quel bambino o quell’altro.

Invasi? Certo, l’isola è piccola, la presenza di tanta gente si sente, l’estate è lontana, ma l’isola dei morti in mare non è un bel titolo da dépliant. Ma soprattutto sentono il peso, l’invasione di tanto dolore, che come un’ombra impedisce di vivere sereni, indifferenti, immemori. Sentono lo scandalo dell’impotenza, capiscono a pelle che quei volti scuri che guardano perduti a un orizzonte lontano sono i loro sguardi, e la parola stranieri, clandestini, non la riconoscono più. Beati loro, i lampedusani, che il Natale ce l’hanno in casa. Che non possono girare la testa, quasi forzati a spalancarsi a povertà, carità, pietà.

Non tutti, però. C’è chi considera gli immigrati (ingiustamente, anche se in parte necessariamente reclusi), come animali, non persone e persone bisognose. C’è chi li tratta come i kapò dei campi di sterminio trattavano gli ebrei appena arrivati. Purificazione, dicevano. Dalle malattie infettive, ma anche di più: pensavano di lavar via con antibatterici e docce d’acqua gelata la loro dignità, la loro essenza di uomini. Umiliazione, mortificazione, anticamera di quelle docce di gas e del fuoco, che avrebbero risolto definitivamente il problema.

A Lampedusa si “puliscono” gli immigrati allo stesso modo: avete ormai visto tutti le fila di uomini nudi avanti a tutti, per sottoporsi alla disinfestazione” dalla scabbia, se mai l’avessero avuta. Un uomo benedetto ha filmato col telefonino e fatto uscire quei fotogrammi devastanti, per le nostre coscienze, per quele di chi ha responsabilità e non ha saputo vedere, o peggio, ha taciuto. Tocca lavarli con acqua e panni caldi, uno ad uno, questi povericristi giunti a noi per esercitare la nostra carità svanita.


  PAG. SUCC. >

COMMENTI
18/12/2013 - Prendiamo esempio dal Papa (claudia mazzola)

Mi ritrovo anche io a criticare come sono stati disinfestati gli immigrati, e mi domando: "perché non ci vai tu Claudia ad abbracciare e pulire quei poveri Cristi?"