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INCONTRI/ Il "gusto" dell'artigiano non si descrive, si incontra

Pubblicazione:lunedì 2 dicembre 2013

La foto di un fritto La foto di un fritto

Io sono di quelli come quel giornalista di Roma, che ogni anno prende il treno insieme a sua moglie e viene a Milano. Ci viene in un giorno feriale, quando non c'è troppa ressa e con calma si mette a girare l'Artigiano in Fiera. Io sono come lui, e penso che questa sia la fiera più bella dell'anno, assolutamente imperdibile, dove incontrare tantissima gente che sta dietro al banco per presentare le proprie cose. Non c'è solo cibo, anzi. Qui c'è tutto di quel lavorio del genio delle persone che creano con amore, lavorando il legno, piuttosto che la pietra. Ora raccontare l'Artigiano in Fiera è un'impresa: bisogna venirci e basta. E sapete dove vado subito io? Vado nel padiglione dove c'è la Francia, per imparare come sanno vendere i loro prodotti... anche se per nessuna ragione al mondo mi perdo i würstel che arrivano dalla Germania, il ristorante friulano col frico e poi lo spazio dell'Alto Adige e del Trentino. Quest'anno poi c'è una sorpresa fantastica. L'ho scoperto sabato a Cesenatico, quando all'ora di pranzo sono stato alla Buca (corso Garibaldi, 45 – tel. 0547-186-07-64), un ristorante sul porto canale, che di fianco apre l'osteria del gran fritto.
L'idea è di Stefano Bartolini, dal 1985 (e quest'anno gli hanno dato anche la stella Michelin, cara grazia): un cuoco che volevo abbracciare, per quel fritto misto aereo, dove ogni pezzo di pesce era superbo. Ma superba è stata anche la zuppa di seppie e il dolce alla nocciola che mi sogno anche di notte. Ora Stefano è un campione del cibo da strada, e quindi del fritto misto al cartoccio. Ma sabato non l'ho potuto salutare perché lui era a Milano. Ad allestire, proprio nei pressi dell'area dove c'è la Francia, la sua Osteria del fritto all'Artigiano in Fiera. Si, è proprio così: Bartolini è a Milano e solo la sua presenza merita per fare un salto in questa fiera dove trovi il regalo originale, ma soprattutto trovi la rappresentazione di quell'Italia indomita che non si arrende e che sta superando la crisi.
Quest'anno poi ci sarà una grandissima novità: il sito make hand buy, una piattaforma dove puoi comprare i prodotti in vendita in questi giorni Milano, tutto l'anno, proprio quelli del 2.900 espositori. E' stata un'idea di Antonio Intiglietta, il patron di questa manifestazione tra le più vive d'Italia. E ci ha lavorato per più di due anni. Ora debutta, mettendo quindi in discussione il ruolo delle fiere, che non sono fatte per il mero business o per riempire le idee di qualche ente pubblico e quindi occupare gli spazi. Quelle fiere, grandi e piccole che siano, hanno fatto il loro tempo. Non interessano più. E quante ne chiuderanno, nonostante la comunicazione in pompa magna degli anni passati. Chiudono per assenza di amore. O meglio per non aver pensato a un servizio reale per gli espositori che non fosse la fiera stessa, l'esposizione alla come “la va' come la va'”. E' semplicistico dire tutto questo, mi rendo conto, ma reduce di un evento a Milano dove sono venute più di 40 mila persone per visitare Golosaria, penso allo sforzo che abbiamo fatto per raccontare nei dettagli ogni presenza, per preparare il pubblico che sarebbe arrivato, per fargli toccare con mano il senso e il piacere di un incontro.


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