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CARRON/ La lezione di Papa Francesco sul senso del Natale

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Di seguito, il testo integrale della lettera al direttore di Julián Carrón (Presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione) pubblicata su La Repubblica con il titolo “La lezione di Papa Francesco sul senso del Natale”.

Caro direttore, 

di fronte alla quotidiana urgenza del vivere che ci accomuna tutti e che sembra azzerare ogni speranza, il Natale ha ancora qualcosa da dire? È solo un ricordo che evoca buoni sentimenti o la notizia di un fatto capace di incidere nella vita reale?

«La ragione della nostra speranza è questa: Dio è con noi. Ma c’è qualcosa di ancora più sorprendente. La presenza di Dio in mezzo all’umanità non si è attuata in un mondo ideale, idilliaco, ma in questo mondo reale. Egli ha scelto di abitare la nostra storia così com’è, con tutto il peso dei suoi limiti e dei suoi drammi, per risollevarci dalla polvere delle nostre miserie, delle nostre difficoltà» (Francesco, Udienza generale, 18 dicembre 2013). Per prepararmi al grande avvenimento del Natale, in questi giorni mi ripeto spesso queste parole del Santo Padre.

Al Mistero piace sfidarci costantemente «in questo mondo reale», senza tentennare nelle cose che fa! Per questo Dio sceglie quelle circostanze che possono mettere di più davanti ai nostri occhi chi è Lui e quale straordinaria novità può generare nel mondo. E questo dovrebbe rallegrare ciascuno di noi, perché significa che allora non c’è situazione, momento della vita o storia che possa impedire a Dio di generare qualcosa di nuovo. E come ci sfida?

In attesa del Natale la Chiesa rilegge le grandi vicende del popolo di Israele e ci mostra come Dio interviene nella storia. Per esempio, mettendo davanti ai nostri occhi due persone sterili, incapaci di partorire: una donna di Sorèa e Elisabetta (che diverranno le madri di Sansone, difensore del popolo ebreo, e di Giovanni il Battista, precursore di Cristo; cfr. Giudici 13,2-7.24-25a e Luca 1,5-25), due donne che non possono “aggiustare” in alcun modo le cose, nessuna loro genialità può renderle madri. È impossibile, è qualcosa di impossibile agli uomini. In questo modo il Signore vuole farci capire che a Lui tutto è possibile, e che quindi è possibile non disperare, che nessuno può dirsi abbandonato, dimenticato o condannato alla propria situazione, trovando in essa una giustificazione per non sperare più. Non c’è niente di impossibile a Uno che fa cose come queste: rendere madri due donne sterili. La loro imprevedibile maternità rappresenta la più grande sfida per la ragione e per la libertà di ciascuno. Non c’è situazione, non c’è rapporto e convivenza umana che non possano cambiare. E se qualcuno si è rassegnato pensando alla sua storia, oggi di nuovo il Signore sfida la sua mancanza di speranza.

«La tua preghiera è stata esaudita», dice l’angelo a Zaccaria, «tua moglie Elisabetta ti darà un figlio e tu lo chiamerai Giovanni». Il vangelo definisce questo «un lieto annuncio», perché noi non siamo condannati allo scetticismo e non siamo annientati dal fallimento di tutti i nostri tentativi. E non c’è solo la promessa, ma anche il suo compiersi, perché poi il figlio lo avrà davvero! Questi fatti annunciano a coloro che conservano anche solo un filo di tenerezza verso se stessi che è possibile cambiare, perché a Dio tutto è possibile; a Lui basta trovare in noi la disponibilità del cuore.


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COMMENTI
03/01/2014 - tanti (luisella martin)

Commoventi le parole del Papa, quelle di Carron e del commento di Luigi. Il messaggio passa, vivo, ripetuto, sempre nuovo,nei nostri cuori e da lì sulle labbra, fra le mani di noi, tanti nel mondo ...

 
23/12/2013 - Un po' di gioia (Luigi PATRINI)

Che grande realismo ho trovato in una preghiera della liturgia di questi giorni in cui il sacerdote, rivolgendosi a Dio, chiede “nella tristezza dei tempi presenti, donaci un po’ di gioia”. Mi ha commosso e turbato: che strano in un mondo pieno di “tristezza”, sentire questa invocazione! “Donaci un po’ di gioia”: non “tanta”, Signore; ma almeno “un po’”, almeno un po’, donacela Signore! Donaci una gioia, Signore, che non sia frutto di un nostro sforzo titanico, che non sia effetto di una …”sniffata”, che non assomigli alla triste baldanza dell’ubriaco. Da dove può nascere una gioia autentica, una gioia che non deluda, che non ci lasci con le mani vuote e la bocca amara? Una gioia così nasce solo dalla speranza, da quella speranza che, a sua volta, è generata da un incontro che cambia la vita; Papa Francesco ha spiegato con un bellissimo paragone questo cambiamento: la speranza trasforma in profondità - ha detto - come una donna incinta, che è sempre una donna, ma è come se si trasformasse, perché diventa mamma. La gestante vive nell’attesa di un compimento che si realizza giorno per giorno, che avviene nel tempo e nel nascondimento. Il Natale ci fa memoria che il Tempo del compimento è iniziato, la “gestazione” è ormai avviata: è solo da questa certezza che può scaturire quel “po’ di gioia” che chiediamo al Signore, quel po’ di gioia che è anticipo e garanzia della gioia immensa ed inesauribile che quanto prima si manifesterà per chi la attende con Speranza sincera.