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NATALE 2013/ La scoperta che l'attesa non è vana

Pubblicazione:mercoledì 25 dicembre 2013

Andy Warhol, Nativity (1982) (Immagine d'archivio) Andy Warhol, Nativity (1982) (Immagine d'archivio)

In un'epoca filosofica in cui da più parti si insiste per un ritorno al "realismo", dopo il lungo predominio moderno e "post-moderno" delle interpretazioni rispetto ai fatti, il Natale ci costringe a chiederci qual è il significato del reale, che cosa è veramente "realtà", e ad accorgerci di come siano insufficienti le categorie in cui abitualmente la riduciamo. Da un lato infatti noi siamo soliti attribuire la parola realtà a ciò che corrisponde ai nostri schemi mentali o che riusciamo a costruire con le nostre strategie. Insomma, saremmo noi, soggettivamente, a decidere cosa esiste davvero. Dall'altro lato, però, siamo anche costretti – a motivo delle circostanze che spesso smentiscono queste nostre pretese – a ritenere che la realtà sia qualcosa di oggettivo, sì, ma come indipendente e indifferente rispetto a noi, come ciò che in definitiva resta immodificabile in sé.  

Ciò che avviene con il Natale ci fa invece vedere in maniera nuova, più originale, la realtà: qualcosa che ci è "dato", altro da noi, ma per noi, portando in sé l'invito alla nostra ragione e alla nostra libertà ad accoglierlo, per arrivare a scoprire che c'è Uno che ce la sta dando. Non il richiamo a un "cielo" indefinito, non l'appello a un lontano al di là, ma la sfida a vedere l'invisibile nel visibile. Questo non vuol dire semplicemente che la realtà è misteriosa (d'altronde, chi potrebbe mai negare l'enigma dell'esistere?), ma soprattutto che il mistero è reale, e si rende esperienza sensibile. Insomma il mistero non è un'aggiunta o una fuga dall'essere, ma la logica stessa dell'essere; ed è "mistero" non perché semplicemente ci sfugga, ma al contrario proprio perché ci raggiunge, e ci interpella a rispondere agli eventi e alle cose, così che il reale possa accadere in tutta la potenza del suo senso. C'è bisogno di un io, e del suo rapporto con l'essere, perché la realtà veramente accada.

Natale è la festa della conoscenza perché in quel punto e da quel punto è realmente iniziata una modalità nuova di conoscere questo nostro mondo. Conoscere la verità significa riconoscere l'amore (come ci testimonia con passione Papa Francesco), non come impersonale energia cosmica ma come uno sguardo da persona a persona, l'irrompere del "Tu" nell'io. Di questo Tu si può parlare non tanto per una dottrina filosofica, ma innanzitutto per un'esperienza vissuta (e grazie a questo, magari, anche in una prospettiva filosofica). 

Ma non per questo il Natale cristiano risolve automaticamente il problema della realtà, quel dramma cioè che sta tutto nel decidere se essa abbia un senso ultimo e un destino di pienezza o se sia insensata e destinata al nulla. Esso piuttosto continua ad attestare che il senso non è una nostra costruzione ma una "presenza" che accade.


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