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NATALE 2013/ La scoperta che l'attesa non è vana

Pubblicazione:mercoledì 25 dicembre 2013

Andy Warhol, Nativity (1982) (Immagine d'archivio) Andy Warhol, Nativity (1982) (Immagine d'archivio)

E se il filosofo greco poteva stupirsi, con le parole di Aristotele, per la presenza delle cose che desta meraviglia e avvia la conoscenza; e se secoli dopo il grande Leibniz poteva formulare la domanda metafisica più vertiginosa, ossia perché mai esista "qualcosa piuttosto che il nulla", il Natale ci porta alla sorgente di quello stupore e al fondo di quella vertigine. L’essere c’è – non come un caso assurdo e irrazionale, ma come una storia che si mostra nel corso del tempo e ci tocca, ci cambia, ci strappa ogni volta dal niente.

Ad una sola condizione: che noi ci lasciamo toccare da questa presenza. Se è il Mistero infatti che prende l’iniziativa nei nostri confronti, al tempo stesso esso ci aspetta: la realtà intera aspetta, silenziosa, la risposta di un uomo che sia disponibile ad accoglierla.



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