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Cronaca

NATALE 2013/ La scoperta che l'attesa non è vana

La scoperta che l'attesa non è vana: ecco cosa è il Natale. E' la risposta che anticipa, in una sorprendente contromossa, il potere della domanda. di COSTANTINO ESPOSITO

Andy Warhol, Nativity (1982) (Immagine d'archivio)Andy Warhol, Nativity (1982) (Immagine d'archivio)

Perché il Natale continua ad attirarci e a commuoverci? Esso provoca in tutti – anche se in modi diversi e con diversi accenti – una sorta di simpatia inestirpabile, come un presentimento di bene e di pace. Una reazione che attraversa anche le differenze ideologiche o le visioni del mondo, così come trapassa i progetti e i bilanci dell'esistenza individuale, perché sembra cogliere un'attesa e un desiderio che abitano il cuore di ciascuno di noi. Un'attesa tante volte non detta o tacitata; un desiderio che si teme non potrà mai essere davvero soddisfatto. Di fronte al Natale è come se non avessimo più pudore ad ammettere quell'attesa, riconoscendo che attendiamo un incontro che possa spalancarci la vita, e riattivassimo – anche se solo per poco – quel desiderio di felicità e di compimento.

Si fa presto a dire che poi questa nostra mossa verrà letteralmente mangiata nel meccanismo consumistico, quello in cui i veri doni si trasformano in una lista di regali e l'attesa segreta dei cuori si confonde con i buoni propositi che già sappiamo non verranno mantenuti. E tuttavia, non sarebbe giusto che questa deriva ci impedisca di guardare al fondo della questione che si riaccende di fronte alla nascita di Cristo, e che viene prima di ogni riduzione: la questione su ciò che permette davvero al nostro "io" di vivere. Non si tratta dunque di richiamare, in maniera un po' manichea, la sobrietà "autentica" di una festa spirituale rispetto al degrado materialistico di una festa solo mondana, proprio perché il Natale scompiglia ogni volta queste nostre divisioni, lo spirito e la carne, il mondano e il divino, il cielo e la terra. 

Questo è l'interessante e l'inedito: proprio ciò che è accaduto nella storia del mondo duemila anni fa, e che continua a riaccadere oggi, ci permette di vedere, e di comprendere, di cosa siamo veramente in attesa, che cosa ultimamente desideriamo. Certo, il Natale non è appena l'esito della nostra attesa o il prodotto del nostro desiderio; è piuttosto la scoperta che attendere non è vano e desiderare non è assurdo, perché la realtà ha risposto – e risponde – alla domanda della ragione e del cuore dell'uomo, infinitamente di più di quanto si sarebbe potuto prevedere. Inversione della logica consueta: è la risposta che anticipa, in una sorprendente contromossa, il potere della domanda.

E' per questo motivo che, di fronte alla nascita di Cristo, vien voglia di conoscere di più, senza mai poterlo dare per scontato, che cosa è effettivamente successo – e sta succedendo oggi. Lo direi così, perché mi colpisce di nuovo in questo modo: è la riscoperta della realtà.