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LA STORIA/ "Grazie a mio zio Darwin ho riscoperto la fede cattolica"

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Sì. In quelle lunghe ore sono tornata al rosario, dopo anni che non pregavo, e questo mi ha ricordato di come la sofferenza di Gesù fosse redentrice. Ho cominciato così a riflettere sulla dignità insita nella persona umana, sul problema della sofferenza, sull'efficacia della preghiera e sulla vita dopo la morte.

 

Da quello che dici, il percorso che hai fatto è stato molto "intellettuale". Non è così?

Il mio ritorno alla fede è stato tanto una risposta del cuore quanto una risposta intellettuale. Facendo parte del mondo degli intellettuali, do un grande peso alla razionalità. Per me la fede deve essere una posizione intellettualmente coerente e, assieme, una posizione del cuore. Per fortuna, data la mia esperienza accademica, non sono stata scoraggiata dalla lettura di autori come Tommaso d'Aquino. Gli unici cattolici che ho incontrato sono stati, dunque, sui libri. Al di fuori di mia madre, nessuno nella mia cerchia familiare e tra i miei amici era cattolico, perfino le ragazze che erano state con me nella scuola cattolica avevano lasciato la religione.

 

C’è stato qualcuno che ha favorito la tua conversione?

Se una persona può essere identificata come responsabile del consolidamento della mia posizione intellettuale, questa è Papa Giovanni Paolo II. Io sono nata nel 1979, il primo anno del suo pontificato, e così lui è stato Papa per 25 anni della mia vita, il Papa con cui io sono cresciuta, un accademico, un intellettuale i cui scritti ho trovato di grande logica e verità.

 

È vero che, nonostante le sue teorie siano diventate un "manifesto" ateista, al tuo famoso avo Darwin in realtà non interessava giungere a tesi materialiste?

La sua intenzione era quella di seguire le evidenze scientifiche ovunque portassero e, quindi, non credo che il suo intento fosse di capovolgere la storia della creazione riportata nella Genesi. Era uno scienziato che faceva ciò che gli scienziati fanno: considerare i fatti e trarne conclusioni. Talvolta, queste conclusioni sono sorprendenti e inattese.

 

Stai dicendo che per Darwin fede e scienza non si escludevano a vicenda?

Darwin non pensava che le prove a favore dell'evoluzione e il credere in Dio si escludessero reciprocamente: aveva una mente aperta. C’è di più.

 

Racconta.

 Alcuni resoconti della sua vita suggeriscono che la sua fede sia stata turbata dal problema della sofferenza, particolarmente per la morte della sua prima figlia. Per quanto mi riguarda, trovo strano che la teoria dell'evoluzione sia diventata un manifesto per l'ateismo, proprio perché comporterebbe che scienza e fede si escludono reciprocamente. Conosco molti scienziati che sarebbero in disaccordo, che farebbero presente come più la scienza svela il mondo naturale e più aumentano le domande su come tutto questo possa essere avvenuto.

 

Ti senti in qualche modo il... "vertice" evolutivo della tua famiglia, visto che sei arrivata alla fede cattolica? 


COMMENTI
27/12/2013 - Darwin e la fede (Pierluigi Assogna)

Come ho già scritto in due miei articoli del 2009 su Il Sussidiario (The problem of the coexistence of God and natural evil 1 & 2), l'evoluzionismo ci può dare una interpretazione razionale e rispettosa della dignità del rapporto di Amore tra Dio e l'Umanità, in relazione all'apparente "insensibilità" di Dio di fronte a malattie, malformazioni e catastrofi naturali. Una chiave di lettura basata sulla meravigliosa complessità e libertà dell'Uomo e della intera Creazione. Questa interpretazione controbatte razionalmente il dilemma Dio-male, tipica arma polemica di atei ed agnostici nei confronti dei credenti.