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LETTERA DAL CARCERE/ Il dolore di vivere il Natale in una cella

Pubblicazione:giovedì 26 dicembre 2013

Detenuti in carcere (Infophoto) Detenuti in carcere (Infophoto)

“Per me Natale è un’altra nota dolente. Ci sono fuori le luci, i presepi, pure gli alberi di Natale, ma niente di tutto questo sembra cambiare i cuori delle persone. E io non faccio di certo eccezione. Per me Natale è un giorno da vivere da vero recluso, senza lavoro e in assoluta assenza di compagnia; di diverso dagli altri però, quest’anno vedrò il mio piccolo figlio in più di un’occasione; così avrò il mio bambinello a ricordarmi la gioia del cuore e il senso di questo periodo dell’anno.” Non conosco il volto di questo amico in carcere con il quale – per una coincidenza fortuita – ho intrapreso da qualche anno una fedele corrispondenza. Conosco invece almeno un poco il suo cuore. Ha commesso un reato gravissimo in un momento di stralunamento, ma vive con cocente pentimento e si riscatta giorno per giorno con varie occupazioni, nella solitudine del carcere.

“Mi manca la mia famiglia, e vorrei essere in grado di dare di più dei semplici oggetti da me fabbricati e che consegno ai miei familiari nell’ora di colloquio”. In carcere ha avuto diverse occasioni di lavoro, ma adesso ‘il lavoro è diventato un problema tanto quanto lo è di fuori: mancano i soldi e ahimè mancano anche persone che entrino in carcere senza pregiudizi”. “L’altro giorno – continua - sono venuti in visita un gruppo di preti e sono rimasto stupito; ho visto preti giovani completamente spaesati di fronte a questa realtà e ai bisogni che molti di noi hanno, come un posto per dormire, il lavoro, il semplice conforto. Il cappellano spiegava e, a parte qualcuno più in là con gli anni, gli altri guardavano questa realtà come se fosse una novità; lo racconto perché ho visto entrare un sacco di giovani degli oratori e comportarsi nella stessa maniera, quando alle soglie del 2014 questa dovrebbe essere una realtà di dominio pubblico come il gossip su Balotelli e non un tabù”.

La conclusione è amara: “Alle volte quando ci sono queste visite mi viene da dire ad alta voce: ‘Non avvicinatevi alle gabbie e non date da mangiare agli animali’. Capisci la sofferenza, la solitudine che questo può creare?” Mentre leggo, avverto nel cuore l’eco delle parole di Gesù: “Ero in carcere e mi avete visitato”.


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