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SHALABAYEVA LIBERA/ Colpo di scena nella (brutta) telenovela all'italiana

Pubblicazione:sabato 28 dicembre 2013

Alma Shalabayeva (Infophoto) Alma Shalabayeva (Infophoto)

Con il rientro ieri a Roma di Alma Shalabayeva, moglie del “dissidente” kazako Muktar Ablyazov, abbiamo purtroppo assistito al nuovo atto di una farsa che sarebbe finalmente ora che finisse: quella che da troppo tempo viene rappresentata sulle scene internazionali dall’amministrazione statale italiana, la cui qualità di solito bassa e spesso infima è ormai un’emergenza. E’ una farsa che ormai si rinnova senza tregua: si va dal caso dei due fanti di Marina in servizio di guardia su una petroliera italiana inconsultamente consegnati alla polizia del Kerala (un passo falso che fu per di più l’inizio di un vero e proprio carosello di passi altrettanto falsi) alla scombinata gestione dei Centri di Identificazione ed Espulsione, CIE, ai genitori adottivi di bambini congolesi bloccati a Kinshasa e appunto alla vicenda di Alma Shalabayeva e della figlia Alma, arrestate e consegnate al Kasakstan lo scorso 31 maggio e poi ritornate ieri in Italia al termine di trattative occulte tra il nostro ministero degli Esteri e il governo kasako. Al di là delle situazioni specifiche queste vicende (come pure altre meno note, ma non per questo meno sconsolanti) hanno tutte quante un elemento-chiave in comune: la totale incapacità della nostra amministrazione statale di gestire quantomeno dignitosamente qualunque cosa vada oltre la pura e semplice routine.
Nello scorso maggio un ufficio del ministero degli Interni, a quanto poi si apprese all’insaputa del ministro degli Interni in carica, Angelino Alfano, organizzò il fermo di Alma Shalabayeva e della figlia, una bambina di sei anni, e la loro deportazione in Kazakstan; il tutto a seguito di contatti diretti tra l’ambasciatore kasako a Roma e detto ministero, e anche all’insaputa del ministero degli Esteri. Dopo una cosa del genere Alfano avrebbe dovuto per prima cosa disfare l’ufficio responsabile revocando dai loro incarichi e sospendendo dal servizio i suoi dirigenti; ed Emma Bonino avrebbe dovuto per prima cosa dichiarare persona non grata l’ambasciatore kasako provocando così ipso facto il suo immediato ritorno in patria. Non è invece accaduta né una cosa né l’altra, mentre il nocciolo della questione diventava non la pessima figura che il nostro Paese ha perciò fatto in sede internazionale bensì una lite da cortile, ovvero il conseguente scontro subacqueo tra ministero degli Interni e ministero degli Esteri. Uno scontro conclusosi (per ora) con la vittoria della Farnesina ampiamente celebrata ieri dal ministro Bonino. Il capo della nostra diplomazia – si legge sui resoconti diffusi ieri dall’Ansa – ha ribadito che a lei il caso Shalabayeva aveva “bruciato” perché la Farnesina non “c’entrava veramente nulla”. E a noi, osserviamo per parte nostra, che ce ne importa? Come cittadini italiani ci importa e ci preoccupa molto di più il dover scoprire che due ministeri-chiave del Paese non comunicano e vanno ciascuno per la propria strada.


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COMMENTI
28/12/2013 - Anche i marò meritanno tutta l' attenzione (Dario Patruno)

Adesso il Ministro degli Esteri si imegni a far tornare i due militari italiani Girone e La Torre, sono cittadini italiani e il diritto internazionale richiede ormai una soluzione diplonmatica onorevole da tempo. Non è per minimimizzare il procedimento penale in atto che deve ancora aprodare alla fase dibattimentale, ma i canali diplomatici intrapresi devono essere costanti e senza alcuna interruzione.Forse non guasterebbe interpellare docenti di diritto penale internazionale che possano attivare iniziative tecniche per risolvere la vicenda. Penso che nella politica estera italiana sia ormai una priorità assoluta. "La Tua nascita Signore nostro Dio ha fatto risplendere nel mondo la luce dalla ragione" (Inno del Natale di F.Dostoevskij) citato da T.Kasatskina. Che questa ragionevolezza della fede illumini le menti dei governanti dei due paesi: dimostrino di essere alleati e amici nei comportamenti sulla verità dei fatti che coinvolge le vite di due persone che sono tolte alle loro famiglie.