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DIMISSIONI PAPA/ Io, ebreo, vi spiego lo sconcerto dei cristiani

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Il mondo ebraico non solo naturalmente rispetta l'autonomia interna della Chiesa e nutre  comprensione sincera per una scelta che dev'essere stata certamente molto sofferta da parte del pontefice, ma la comprende anche come naturale.

Vorrei fare un'ultima osservazione, più da studioso delle comunicazioni di massa che da ebreo. Eccola. Vi potrebbe essere in qualcuno la tentazione di contrapporre questa scelta alla difficilissima ultima parte del regno di Giovanni Paolo II, quando quel Papa non nascose la sua malattia e lo sforzo terribile che gli costava a causa di essa portare avanti il suo ufficio.

Per certi aspetti è evidente che le scelte di Giovanni Paolo e di Benedetto sono diversissime. Ma esse pongono in sostanza lo stesso problema, quello della debolezza umana, della fragilità, del dolore di fronte all'inesorabilità del dovere e vi rispondono entrambe nel senso di non occultare questa condizione, che fa certamente parte dell'esperienza umana più bruciante. Fino a pochi decenni fa i potenti, i sovrani e con essi i Papi erano obbligati a nascondere questa fragilità, dietro la coltre formale dell'etichetta o governi delegati o semplicemente stando nascosti nei loro palazzi quando erano troppo malati o deboli per interpretare il loro ruolo.

Sono stati probabilmente i mezzi di comunicazione di massa a intaccare questi filtri, permettendo a tutti di vedere in faccia, in primo piano, quasi fossero da vicino i governanti e i presidenti e i Papi. Ma è stato Papa Giovanni Paolo il primo a capire quale straordinario strumento di testimonianza si celasse in questa opportunità tecnologica e che forza si potesse sviluppare nella visione pubblica delle debolezza e della fragilità di un uomo come lui. Senza questo esempio di grande coraggio personale nel rifiutare la protezione del cerimoniale e della lontananza, il gesto di Benedetto XVI non sarebbe stato probabilmente possibile. Esso però richiede a sua volta un grande coraggio benché diverso: quello dell'umiltà di dire di non essere in grado di svolgere il proprio compito, ma ai miei occhi sembra altrettanto prezioso e consapevole.



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COMMENTI
12/02/2013 - sempre un passo avanti (Claudio Baleani)

Gli ebrei stanno sempre un passo avanti.