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STATO-MAFIA/ L'esperto: i documenti storici provano che la trattativa è proseguita per 60 anni

Le intercettazioni relative al presidente Giorgio Napolitano dovranno essere distrutte Le intercettazioni relative al presidente Giorgio Napolitano dovranno essere distrutte

Il punto saliente è la presenza di funzionari statali che lavoravano in combutta con organizzazioni segrete, quali per esempio l’Anello della Repubblica e Gladio, che tramavano per bloccare l’avanzata del processo democratico in Italia. Così è avvenuto nel 1947, con la consapevolezza del governo De Gasperi e di alcuni suoi ministri che parteciparono anche a determinate riunioni.

 

La trattativa Stato-mafia è proseguita anche in tempi più recenti?

 

Sì, e tutte queste vicende, che coprono 60 anni di storia repubblicana, sono accomunate dal fatto che c’è sempre qualcosa che scompare. Per esempio nel 1947 scompare il terzo memoriale di Salvatore Giuliano, dove quest’ultimo indicava tutti i suoi mandanti di delitti che servivano a bloccare il movimento dei lavoratori italiani. Nella vicenda Moro scompare il memoriale dello statista assassinato, nel caso Calvi sparisce la borsa del banchiere, e lo stesso avviene per la valigetta che Carlo Alberto Dalla Chiesa portava con sé.

 

Queste “scomparse” sono avvenute anche di recente?

 

Sì, per esempio con l’attentato a Borsellino scompare l’agenda rossa del magistrato. In tutte queste storie lo zampino dei servizi segreti è sempre presente. Mi chiedo quindi come si possa riuscire a impedire ai magistrati di sondare non tanto l’operato del presidente Giorgio Napolitano, che ha diritto alle sue prerogative, ma anche quanto avviene fuori dall’ambito del Quirinale e che tende dall’esterno a condizionare lo stesso Stato per limitare la democrazia.

 

Alla fine l’obiettivo della mafia che puntava a condizionare lo Stato si è rivelato fallimentare?

 

Io non lo definirei così fallimentare. Ancora oggi noi non conosciamo i nomi di tutti i mandanti delle stragi che si sono verificate nel nostro Paese. Senza che ciò avvenga non è possibile parlare di democrazia reale, perché i familiari delle vittime hanno il diritto di sapere chi sono i responsabili e chi ha pagato perché si compissero questi delitti. Per fortuna nonostante ciò si è mantenuto un sistema democratico, ma se noi perdiamo la memoria del passato rischiamo di ritornare a periodi bui della nostra storia. C’è stata una democrazia che avrebbe potuto essere pienamente realizzata, e che non lo è stata proprio perché molti fatti sono rimasti misteri.

 

(Pietro Vernizzi)

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