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PAPA/ Barcellona: io, non credente, "ferito" dalla forza di quell'uomo

Papa Benedetto XVI (InfoPhoto) Papa Benedetto XVI (InfoPhoto)

Debbo aggiungere una riflessione molto laica e forse persino fuori luogo, che mi faceva accostare la figura di Ratzinger al Papa rappresentato nel film di Moretti che rifiuta di accettare un’investitura così impegnativa non per mancanza di fede ma per troppa fede, rifiuto che lo porta a scegliere la via della frequentazione immediata e diretta delle donne e degli uomini che si incontrano per la strada: non un Papa che si chiude nell’aura sacra di un palazzo inavvicinabile, ma un uomo destinato a testimoniare nella vita del mondo che, senza l’umiltà della rinuncia al potere, non si riesce a entrare nel cuore degli uomini.
L’insistenza di Ratzinger sulla carità e sull’amore, sforzandosi persino di reinterpretare l’eros greco in senso filosofico, è stata a mio parere travisata nel tentativo di vedere in lui un intellettuale preoccupato di dialogare con Habermas per tracciare la via razionale alla fede nel suo Gesù Cristo. Credo che, proprio per questa sua vocazione alla testimonianza, abbia incontrato molte difficoltà nel gestire i rapporti con la Chiesa istituita. Credo che il suo affanno principale non fosse dedicato alla conversione dei non credenti ma piuttosto alla conversione della stessa Chiesa di cui è stato il capo, affinché essa riacquistasse la semplicità e la freschezza di un messaggio attuale in aperto contrasto con l’edonismo, il consumismo e il cinismo che dominano in Europa e nella società occidentale. 
Sotto questo profilo il gesto del Papa non mi è apparso come l’abdicazione di un vecchio stanco, ma come un atto di sfida alla comunità cattolica: cominciare davvero a rinunciare al potere per mettere la propria vita a servizio dell’amore del prossimo. In questo mondo così volgarmente spettacolare, dove la grande politica si è ridotta a meschino scambio di volgarità televisive, dove è stato profanato anche lo spazio pubblico dell’agorà, il Papa ha dovuto fare un gesto che insegnasse a tutti la lezione del riconoscimento dei limiti dell’essere umano e della ricerca di altre forme di comunicazione, oltre gli stereotipi del nostro linguaggio mediatico e la trasformazione in intrattenimento anche degli eventi più terribili come un terremoto o un’alluvione catastrofica. 
Credo che in questi anni di pontificato questo Papa abbia sentito fortemente la solitudine di chi non riesce a comunicare il Segreto della vita di cui si sente depositario. Un Papa solo è stato già oggetto delle mie riflessioni durante le diverse campagne di stampa in cui anche la Chiesa è apparsa lacerata da divisioni e trascinata sul terreno dello scandalo, un Papa tradito persino dal proprio cameriere privato. Il Papa che si ritira dalla scena del potere regale, che è stato sempre il modo formale di tributare gli onori alla sua funzione, mi fa pensare all’Orto degli Ulivi, dove Cristo si chiude nella solitudine pensosa di chi sa in anticipo che anche i suoi discepoli lo tradiranno: nel modo di consegnarsi ai militari che lo arrestano, invitando gli apostoli a non usare le armi, c’è l’indicazione che la forza del potere non serve a combattere il Male che si presenta ad ogni istante della vita. 


COMMENTI
12/02/2013 - Ecco cosa può fare il Papa ad un cuore umano (claudia mazzola)

Grazie di queste parole, e grazie a Dio le dice un non credente.