BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Cronaca

PAPA/ Barcellona: io, non credente, "ferito" dalla forza di quell'uomo

PIETRO BARCELLONA, non credente, storico comunista, non è rimasto indifferente alle dimissioni di Papa Benedetto XVI. E quella domanda di un Compagno, sgomento, lo interroga

Papa Benedetto XVI (InfoPhoto)Papa Benedetto XVI (InfoPhoto)

Ho appreso la notizia dalla telefonata di un vecchio compagno che manifestava a me tutto il suo sgomento, pur non essendo credente, chiedendomi qualche possibile interpretazione.
Le dimissioni di Papa Ratzinger sono, al di là di tutto quello che si potrà dire a commento, un evento drammatico che introduce una frattura nell’apparente quietismo del mondo religioso e politico, inserendosi nello scenario della crisi di civiltà che stiamo vivendo come qualcosa di per sé misteriosa e sconcertante. Solo con molta difficoltà ho seguito la televisione, con un fortissimo coinvolgimento emotivo e la sensazione di partecipare ad un evento a partire dal quale la vita dell’intero mondo sarà diversa. Mi sono venute in mente mille immagini e mille pensieri: ho ascoltato i primi commenti che provavano a dare spiegazioni razionali di questo gesto così dirompente con le difficoltà di un uomo di fronte alla complessità dei temi del momento, una sorta di dichiarazione di impotenza per l’impossibilità di prendere decisioni su problemi dirimenti relativi alle forme stesse della nostra civiltà, come la rappresentazione della nascita e della morte. Non credo che questa lettura rinunciataria di un Papa stanco colga nel segno.
Ascoltando la notizia, a me sono venute in mente subito le parole durissime che Papa Ratzinger pronunciò nel corso della Via Crucis che si svolgeva mentre Papa Wojtyla agonizzava nella sua stanza. Ero rimasto colpito da quella Via Crucis perché rappresentava l’intenso dolore che un uomo di fede provava di fronte alla dissacrazione mercantile del tempio, e mi sono venute in mente anche le pagine che Papa Ratzinger ha dedicato alla vita di Gesù, specie nel secondo volume, dove si ricostruisce il rapporto tra Gesù e Gerusalemme e si interpreta la profezia della distruzione del Tempio e l’amara riflessione che Gerusalemme non ascolta i suoi profeti. Mi sono trovato a recensire quel libro e a commentare questa parte nel contesto della lettura evangelica del Papa come interpretazione di una visione prevalentemente spirituale del rapporto tra l’uomo e Dio, in cui persino il Tempio si può trasformare in un luogo di mercati e di chiacchiere. Ho scritto allora che in questa parte della sua riflessione si poteva leggere l’intenzione di riaffermare che il rapporto con Gesù è un rapporto personale e che la pratica rituale trasformata in pura esteriorità finisce col dissacrare ogni significato del Tempio e che perciò il Tempio è da costruire nella relazione personale con il Cristo. Mi sono venute alla mente anche le pagine in cui si commenta il lavacro dei piedi degli apostoli come testimonianza della enorme novità di un Signore che si fa Servo degli altri e fraternamente si accosta ai loro corpi.
Ho sempre avuto, in contrasto anche con tanti miei amici preti, l’idea che Ratzinger fosse un grande innovatore rispetto all’eredità ecumenico-spettacolare di Papa Giovanni Paolo II. Il suo essere un intellettuale e un teologo me lo ha reso nel corso di questi anni più familiare, perché sentivo nei suoi interventi, nelle sue encicliche e nelle sue parole il fortissimo bisogno di ristabilire l’enorme differenza che separa la fede in Gesù Cristo da ogni generico sentimento religioso che finisce col contaminare tutto ciò che rappresenta manifestazioni di culto verso un’autorità suprema ed estranea. 


COMMENTI
12/02/2013 - Ecco cosa può fare il Papa ad un cuore umano (claudia mazzola)

Grazie di queste parole, e grazie a Dio le dice un non credente.