BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

PAPA/ Benedetto, i giornali e quel mistero che sfugge

Infophoto Infophoto

Avrei voluto un titolo, e molti articoli, che non pretendessero di spiegare tutto. Che aprissero a una possibiltà, la sola in grado di spalancare il cuore, e  aiutare a comprendere un atto altrimenti incomprensibile e doloroso. Il Papa sa. Il Papa ha agito così per un bene supremo, e il suo martirio, la sua croce, sono questa rinuncia, necessaria, per l’unicum necessarium, che la fede sia ancora viva sulla terra, quando Lui tornerà. Il Papa sa, deve sapere, o almeno è ragionevole che sappia. A noi non è dato saper tutto. Forse il Papa sa che la Chiesa è in pericolo, forse sa che ha bisogno di questo sacrificio. Sacrum facere. Sta facendo qualcosa di sacro, per il suo bene, per il suo destino. Forse c’è bisogno di un uomo giovane e forte e prestante, per far fronte ai tempi che verranno, e Dio non voglia che siano troppo duri. Per com’è la Chiesa al suo interno. Dilaniata da lupi voraci, come è pur stato detto. O soltanto confusa e instabile, e sbandata. O perché il nemico verrà dall’esterno, e avrà bisogno di militanza. Un mistero. Siamo così abituati ai misteri che la Chiesa ci ha insegnato ad accettare, e che dimentichiamo con sventata superficialità. La Trinità. L’incarnazione. La resurrezione. I Novissimi. I Sacramenti. E non sappiamo star davanti al Mistero diritti, capaci di fissarlo, di spalancarsi a ciò che potrà rivelarci. Senza subito farlo piccino e inscatolabile nelle nostre traduzioni abborracciate. 

Certo, i giornali non sono trattati di teologia, non possiamo pretendere, e non parlano solo ai cristiani. Eppure, tanti pretendono di spiegarci la verità, dei gesti, delle parole, perfino degli animi.  Un pugno nello stomaco, la notizia dell’11 febbraio. Così dev’essere. Chiede riflessione, parole pensate e poche, preghiera, per chi ci crede. Rispetto, e domanda. Solo gli anni a venire faranno intravvedere una risposta.

© Riproduzione Riservata.