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PAPA/ Doveva essere una chiacchierata, è diventato il "programma" del nuovo pontificato

Ieri Benedetto XVI ha incontrato il clero della sua diocesi, la diocesi di Roma. Ed è stato un nuovo momento memorabile: il papa è riandato al “suo” Concilio. CRISTIANA CARICATO

Benedetto XVI (InfoPhoto) Benedetto XVI (InfoPhoto)

Per un istante, durante la lunghissima standing ovation tributata dal clero di Roma al proprio Vescovo dimissionario, ho sperato che qualche tonaca impazzita si alzasse sulla sedia e gridasse più forte degli altri: “resta con noi, non te ne andare, da chi andremo…” Invece nulla. Tutti commossi, sacerdoti dalla lacrima facile, ancora intontiti dall’annuncio del secolo non devono essersi resi conto che avevano appena assistito a qualcosa di straordinario e francamente incomprensibile. 

Dopo quanto accaduto ieri mattina confesso che diventa difficile credere ad un pontefice senza vigore che lascia perché sente venire meno le forze. Ma dobbiamo fidarci di lui. Anche se un uomo che a 85 anni suonati tiene una lectio magistralis a braccio, su un argomento che fa tremare i polsi a storici calibratissimi e teologi navigati, parlando per 45 minuti e 50 secondi senza pausa e senza sbavature logiche, tutto mostra tranne che segnali di debolezza senile. Eppure dobbiamo fidarci di lui. A quanti sarà passato per la testa, ascoltando la sintesi perfetta di 50 anni di studi e dibattiti sui lavori conciliari, che lo Spirito Santo si dovrà impegnare molto per trovare qualcuno alla sua altezza, capace di raccoglierne la passione e la preparazione pastorale, la capacità di analisi ecclesiale e sociale, la memoria storica e l’amore per la Chiesa, la disponibilità al dialogo e la fermezza delle posizioni? 

Anche loro dovranno fidarsi di lui. Perché dopo quello che abbiamo ascoltato stamattina è chiaro che le sue dimissioni sono irrevocabili. E non solo per la tranquillità con cui, per l’ennesima volta, ha ribadito la decisione di ritirarsi, nascosto al mondo ma presente nella preghiera, ma anche perché il contenuto di quella che schermendosi ha chiamato “chiacchierata”, è quanto di più simile ad una eredità programmatica per il futuro della Chiesa si possa immaginare. L’oggetto uno dei temi più amati, il Concilio, ovvero la riforma incompiuta del 900. L’impostazione cattedratica, quasi professorale, infarcita di frammenti autobiografici, piccoli deliziosi ricordi, curiosità sul più grande evento ecclesiale del XX secolo. 

Sembrava narrare, con la semplicità del maestro elementare, una storiella, mentre stava tracciando le linee del futuro pontificato, oltre che spiegando concetti e schemi interpretativi che impegnarono, e in molti casi divisero fino alla rissa, i partecipanti all’Assise. Così ha raccontato del card. Joseph Frings, arcivescovo di Colonia e suo mentore, di come trepidante indossava la porpora prima di incontrare Giovanni XXIII, dopo aver tenuto una lezione audace a Genova, il cui testo era stato preparato proprio dall’enfant prodige della teologia tedesca, Joseph Ratzinger. E ha strappato persino una risata, riportando il sollievo del cardinale alle sorprendenti parole di elogio di Papa Roncalli. E poi l’entusiasmo, la gioia della scoperta, il clima di comunione, gli straordinari incontri che dovettero incantare il giovane professorino: De Lubac, Congar, Danielou, l’allampanato Etchegaray, segretario dei Vescovi francesi. 


COMMENTI
15/02/2013 - Pathos (Daniele Scrignaro)

Un augurio: che Benedetto XVI possa leggerlo. Grazie. Pulitzer subito.