BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

PAPA/ De Marco: e ora senza Benedetto chi "salverà" il Concilio?

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

InfoPhoto  InfoPhoto

Ho sostenuto (anche in www.chiesa.espressonline.it del 12 ottobre 2012) la necessità, storiografica, e teologica, di mettere a fuoco il paradigma esterno che si costruisce, si diffonde e si affina nella mediasfera, e si consolida e guadagna nuovamente livelli superiori di riflessione (dall’articolo e la conferenza al saggio di rivista specialistica, al libro), già nei lunghi intervalli tra i “periodi” del Concilio. Il paradigma esterno, prodotto per il “mondo” e per effetto del “mondo”, diviene un vero e proprio fulcro interpretativo del corpus conciliare, e molti centri internazionali (tra i quali quello prestigioso di Bologna), spesso in concorrenza tra loro, tenderanno a darne la propria versione. Anche quando i centri europei della battaglia “conciliare” si saranno estinti, o trasformati e arroccati in posizione difensiva, il paradigma esterno, resosi autonomo, prosegue (o si afferma lentamente, magari moderandosi) nella letteratura teologica come nei periodici popolari, nella predicazione come  nei libri. Coincide sostanzialmente con ciò che viene invocato come “spirito del Concilio”; la coincidenza è rivelatrice poiché, come la nozione (o il lessico) dello “spirito” evoca una distinzione-opposizione con la “lettera” (lo “spirito” precede la lettera, la “anima”, le sopravvive: così vogliono i luoghi comuni), così in effetti il paradigma esterno sceglie, subito, entro la “lettera” del corpus conciliare ciò che serve alla propria formulazione e affermazione, è canone a se stesso, si perpetua (e si estenua) come una traditio chiusa. 

Vi è necessità teologica, dunque, di isolare questo paradigma, perché la presa dei media e dell’opinione pubblica sul Concilio nell’intero arco del suo svolgimento non è solo un dato che la ricostruzione storica non può sottovalutare, ma una componente, una dimensione, decisive, oggi, della nuova ermeneutica conciliare.

“Era un’ermeneutica politica; per i media il Concilio era una lotta politica”, sostiene anzitutto Benedetto XVI. Senza dubbio, e per mia stessa memoria. Ma i media isolavano con cattive categorie – spesso favorite dallo stesso giornalismo e saggismo cattolico “militante” – qualcosa che avveniva attorno al Concilio nella Chiesa stessa, con altri mezzi e con senso di responsabilità enormemente inferiore rispetto a quello che accompagnò la conflittualità nelle Commissioni e nell’aula. La parte che vi ebbe l’intelligencija teologica fu predominante e prevaricante; questo anche spiega perché il Concilio dei media e la sua eredità abbiano prevalso entro molte chiese del post-concilio, oscurando il Concilio dei Padri. 

Il ruolo di Roma è stato vitale nella difesa della Chiesa da questo Concilio degli equivoci, come  Benedetto XVI si è all’incirca espresso, anche ieri. Ma abbiamo enormemente contato in questi anni sulla sua opera di contrapposizione e rischiaramento. Su cosa possiamo contare, ora, se non su quel “sarò sempre con voi” (e su quel “Vince il Signore!”) con cui ha voluto terminare?



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.