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Cronaca

PAPA/ De Marco: e ora senza Benedetto chi "salverà" il Concilio?

Il discorso (la “piccola chiacchierata”) rivolto da Benedetto XVI al clero romano il 14 febbraio in Aula Nervi è di importanza fondamentale per il futuro. Spiega perché PIETRO DE MARCO

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Una tempestiva e da supporre completa trascrizione permette oggi di leggere per intero il discorso (la “piccola chiacchierata”) rivolto da Benedetto XVI al clero romano il 14 febbraio in Aula Nervi. Le anticipazioni della stampa avevano sottolineato un’affermazione netta del Papa, secondo cui mentre i padri conciliari erano chiusi nella Basilica di San Pietro, si svolgeva a Roma anche «un Concilio dei media, un Concilio quasi per sé. E tramite i media è arrivato al popolo non quello dei Padri, che era il Concilio della fede che cerca la parola di Dio, ma quello dei giornalisti che non si è realizzato nella fede ma nelle categorie dei media fuori della fede». E «il Concilio virtuale fu più forte di quello reale».

Tornerò su questo punto, non prima di aver percorso l’arco della memoria che Ratzinger, vescovo di Roma dimissionario, attinge al Ratzinger allora teologo del Card. Frings. Dopo aver evocato la nuova coscienza, e volontà, di essere “attori” che investe gli episcopati europei, la cosiddetta “alleanza renana” anzitutto, sull’immediata soglia del Concilio, e li avvia alle prime battaglie sulla procedura, papa Ratzinger percorre di fronte ai suoi preti gli atti fondamentali del Concilio “interno”, quello che si muove “all’interno della fede, come fides quaerens intellectum” (come suona il testo trascritto). Dalla liturgia all’ecclesiologia alla Rivelazione all’ecumenismo. 

L’istanza di teologia liturgica del Concilio e (solo su questo fondamento) di conseguente “riforma” si fondava, per il Papa, nella sensibilità per il primato del “tempo cristiano”, “il tempo espresso nel tempo pasquale e nella domenica”, ereditata dal movimento liturgico. Il tempo cristiano – che (aggiungo) sarà per millenni il tempo della Cristianità – inizia con la Resurrezione; e la domenica non è la fine della settimana, come nel costume recente, ma la sua “prima giornata, l’inizio”; è “la festa della Creazione” e “incontro con il Risorto, che rinnova la Creazione”. Giova sottolineare questo promemoria perché pone l’intento dei Padri su un terreno che (come ho scritto in un lavoro di prossima pubblicazione) sarà devastato da sistematici malintesi, nel corso della posteriore “attuazione” della Sacrosanctum Concilum. L’intelligibilità dei testi della liturgia non è (come invece si sarà tentati, spesso, di credere) la loro “banalizzazione” per garantirne una accessibilità di buon senso. “I grandi testi della liturgia (…) non sono facilmente intelligibili, hanno bisogno di una formazione permanente del cristiano”. “Chi potrebbe dire che capisce subito [un testo liturgico] solo perché è nella propria lingua? Solo una formazione permanente del cuore e della mente può realmente creare intelligibilità e una partecipazione [la actuosa participatio] che è più di una attività esteriore”.  Così il Papa, e il Concilio nella conversazione di Benedetto XVI è, in effetti, tutto un contrappunto di grandezze e incomprensioni, noi potremmo dire anche tradimenti (della intentio conciliare).