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Cronaca

CARRON/ Mazzarella: caro Scalfari, ti dico che sulla fede sbagli

Eugenio Scalfari (Infophoto)Eugenio Scalfari (Infophoto)

Piaccia o non piaccia questo è il punto, per Benedetto XVI: che qualunque cosa accada, «la Chiesa è di Cristo, il Quale non le farà mai mancare la sua guida e la sua cura»; ed è proprio da questo che per Carrón, che questa fede condivide, egli ha potuto «usare la ragione con lucidità, fino ad arrivare a un giudizio assolutamente pertinente sul momento storico e a immaginare un gesto come quello che lui ha compiuto». Nella ponderazione estrema del gesto, è questo punto di fede – che glielo ha reso possibile – che Benedetto XVI ha tenuto, pur nella consapevolezza della gravità da sgomento per i credenti delle conseguenze della sua decisione, e degli scenari “mondani” che avrebbe illuminato e suscitato. 

Ma cosa c’è di così sconvolgente in quel che ha fatto Benedetto XVI, da dare insieme alla sua Chiesa un grande dolore e una grande consolazione? Benedetto XVI ha fatto una cosa antica del magistero cristiano, e però sempre nuova, sempre ancora alla nostra portata, se vi porgiamo il cuore: ci ha invitato, cominciando da sé, a prendere coscienza della nostra insufficienza ad essere all’altezza dell’esigente decoro – “in questo mondo, ma non di questo mondo” – che Cristo chiede ai suoi testimoni. Perché certo scandali, polvere, difficoltà, necessità di avere occhi e energie nuove per il mondo, la propria casa – che è poi il proprio cuore – che chiede di essere riparata; ed è questo che sempre ci parla nel cuore se “siamo” cristiani, e non solo “diciamo” di essere cristiani. E ci vorrebbero nuovi mastri e carpentieri, e architetti, e operai, e quindi muovere destituire spostare promuovere, come chiede l’esperienza del mondo, ed ha le sue ragioni; queste sono le pressioni, le urgenze, le necessità del momento. E si può fare, e certo sarà fatto, e nuovi uomini sorgeranno. Ma è altrettanto vero che se tutti si stracciassero l’animo per gli scandali propri, non ci sarebbero più scandali di altri per cui stracciarsi le vesti, mettendoli avanti agli scandali propri nascosti. E che nella grazia di Dio un uomo può essere sempre più grande di sé stesso, per quanto sia sceso in basso, innanzi tutto presso sé stesso. Chierico, laico, o incredulo che sia.

Ma questo è la profezia; l’annuncio dei tempi nuovi che urgono, e del doversi far nuovi: per tutti, e certo anche per e nella Chiesa. Per questa misura dei tempi nuovi Benedetto XVI ha indicato se stesso. Si è fatto così monito a tutti di ciò che ad ognuno è richiesto. Monito di quanto bisogna sentirsi “piccoli” oggi per essere davvero “grandi”, solleciti e capaci dei compiti dell’oggi. E’ come se ancora una volta, al Signore che interroga e si guarda attorno per richiamare il suo popolo a rischio, “Chi manderò e chi andrà per noi?”, qualcuno avesse risposto, e avesse potuto rispondere, proprio per la sua umiltà, come Isaia: “Eccomi, manda me!”

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