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LAVORO IN CARCERE/ Violante: da Padova un esempio per il Paese. Severino: portiamo avanti la legge Smuraglia

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La parola passa a Luciano Violante, definito da Boscoletto «insieme con il ministro Severino in questi ultimi due anni il nostro compagno di viaggio e sostenitore più importante». Un intervento di ampio respiro che si concentra sulla necessità di una politica pubblica che non sia frutto di un sentimento pietistico e «che porti il carcere fuori dalla marginalità in cui si è trovato fino a oggi». Per Violante politica moderna e civile significa responsabilità e riconciliazione insieme: «Chi ha sbagliato deve pagare, ma pagare significa ricostruire i legami con la comunità che il delitto ha interrotto». Con due filoni di intervento principali, per chi resta dietro le sbarre: l’università e il lavoro. «Attorno a questi due profili cambia il modo di concepire il carcere. Auguro», conclude l’ex presidente della Camera, «che da Padova nasca una rete che coinvolge tutto il Paese».

È infine il turno della ministra, che ricorda di aver visitato in questi mesi più di 25 istituti penitenziari e di essere sempre entrata nei reparti più difficili. E inoltre di aver incontrato una quantità enorme di persone «in cerca di nuove chance». Il lavoro penitenziario, ricorda Severino, è parte integrante del trattamento e della rieducazione della persona, è «una delle grandi chiavi alla soluzioni del problema carcere». Eppure è difficile spiegare alle persone perché il lavoro carcerario dev’essere sostenuto dallo stato. Ma «lavoro è anche dare formazione, investire in attività che all’inizio sembrano non essere fruttuose», spiega. E ora che c’è questo piccolo patrimonio da investire «neanche un euro dev’essere utilizzato male».

Per questo è lei stessa a chiedere alle cooperative sociali (in sala presenti le rappresentanze di tutte le coop impegnate nel mondo del carcere in Italia) quale potrebbe essere il modo migliore per spendere i fondi. «Dobbiamo ancora decidere di quanto aumentare gli incentivi per l’inserimento dei detenuti nelle attività lavorative. Cosa ne pensate? Il ministero non vuole lavorare da solo». Gli sgravi della Smuraglia non sono adeguati, «occorrerà una riflessione comune in materia». A questo punto la ministra si accorge di continuare a parlare «come se come la mia attività dovesse durare chissà quanto». Ma prima che il mandato finisca, assicura, vuole definire nei dettagli l’applicazione della legge. Visti i precedenti, c’è da credere che ci riuscirà.

Unanime d’altra parte la richiesta di cooperative e Confindustria, di aggiornare quanto prima le vecchie agevolazioni previste dalla legge Smuraglia e di tracciare un solco ben definito per il governo che si insedierà, visto che alcuni di questi provvedimenti dovranno essere per forza di cose assunti dal prossimo governo del Paese.

 

(Ione Boscolo)



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