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STATO-MAFIA/ Ayala: scaviamo nella "zona grigia". Chiarini: ma Brusca parla a comando

Nicola Mancino (InfoPhoto) Nicola Mancino (InfoPhoto)

Credo che non si possa arrivare a una risposta precisa, ma più probabilmente a dei giochi di proficuo vantaggio. Curioso poi che questa confessione arrivi in campagna elettorale, al momento giusto. Lo avesse detto soltanto fra dieci giorni sarebbe già stato in ritardo. Invece in questo momento ha scelto un tempo perfetto. Proviamo a immaginare a chi possa fare gioco una simile dichiarazione.

Da un punto di vista di metodo storico, per ricostruire la storia dell’Italia del dopoguerra soprattutto in questo intreccio tra Stato e mafia, che cosa si dovrebbe fare?
Innanzitutto smettere di pensare che ci sia un regista di tutta questa operazione. È una semplificazione che non tiene conto di contesti molto più complessi e vale anche per fenomeni politici terribili che si sono verificati nel Novecento. Io non credo a questa teoria dei complotti, del doppio Stato o contro-Stato che voleva liquidare la democrazia in Italia. Perché allora esiste, malgrado tutto quello che è successo questa democrazia italiana ? Perché è stata creata e si è riusciti a realizzarla?

La verità forse si nasconde magari da qualche parte.
Da Portella della Ginestra fino ai giorni nostri la verità la conoscono probabilmente la mafia e i servizi segreti. Ma i servizi segreti che cosa esistono a fare? I servizi segreti si sporcano le mani, si devono sporcare le mani. Certo, occorre poi capire se le hanno sporche per fini personali o perché hanno servito lo Stato. Non mi pare che sinora siano uscite prove convincenti contro l’operato di questi uomini, anche se ci sono state condanne pesanti.

(Gianluigi Da Rold)

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