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STATO-MAFIA/ Ayala: scaviamo nella "zona grigia". Chiarini: ma Brusca parla a comando

Il superkiller mafioso (e pentito) Giuseppe Brusca ha detto che “Nicola Mancino era il destinatario finale del papello” nella trattativa Stato-mafia. GIUSEPPE AYALA e ROBERTO CHIARINI

Nicola Mancino (InfoPhoto) Nicola Mancino (InfoPhoto)

Storia senza fine, storia che ha attraversato l’Italia quella dei cosiddetti rapporti tra Stato e mafia. Ricostruire questa vicenda è un’autentica impresa. E il problema di fondo è vedere se il solo ambito storico può essere sufficiente a chiarire questo sforzo di comprensione. Oppure se è necessario mettere in fila carte, testimonianze e arrivare anche, a distanza di tempo, a una verità processuale. Giuseppe Ayala è un magistrato che è stato amico di Giovanni Falcone e con lui è stato un “uomo di punta” nei processi mafiosi e nella lotta alla mafia.

Ma di Ayala si ricorda anche il suo impegno politico. È stato senatore, poi sottosegretario al ministero di Grazia e Giustizia nel governo presieduto da Romano Prodi nel 1996 e poi nel governo di Massimo D’Alema. Un’esperienza complessiva che assicura ad Ayala una visone ampia del fenomeno mafioso, della realtà siciliana e dei rapporti tra Stato e mafia.

Detto questo veniamo alla notizia. Giuseppe Brusca, un superkiller mafioso che oggi è un “pentito”, ha lasciato in un interrogatorio dichiarazioni gravi contro l’ex presidente del Senato, Nicola Mancino. Davanti al gup di Palermo Piergiorgio Morosini, che lo interrogava nell’aula di Rebibbia, Brusca ha detto testualmente: “Nicola Mancino era il destinatario finale del papello”. In altri termini Macino sarebbe stato il destinatario delle richieste dei capi di Cosa nostra per mettere fine alla stagione stragista degli anni Novanta. Un’accusa che è clamorosa, una chiamata in causa terribile, a cui Nicola Mancino ha subito replicato: “Non ho mai ricevuto alcuna richiesta per un alleggerimento del contrasto dello Stato nella lotta alla mafia. Confermo quanto ho sempre sostenuto, e cioè che nel periodo in cui ho rivestito la carica di ministro dell’Interno non ho mai ricevuto alcuna richiesta da parte di chicchessia in ordine a un eventuale alleggerimento del contrasto dello Stato che fu senza quartiere, nella lotta alla mafia e a ogni altra forma di criminalità organizzata”.

Dottor Ayala, Brusca poteva anche non parlare di fronte al gruppo. Ha scelto di deporre e nello steso tempo di alzare il dito contro Mancino. Che ne pensa?
Per me è difficile dare un giudizio perché mi mancano troppo elementi. Non mi sono occupato di questa vicenda. Ho parlato con alcuni colleghi che mi hanno delineato la figura di Giuseppe Brusca, un superkiller, sia chiaro. Alcuni di loro mi dicono che sia, sotto il profilo processuale, abbastanza attendibile. Ma faccio anche fatica a credere a un’accusa come questa contro un uomo come Nicola Mancino, per la sua biografia, per tutta la sua vicenda politica. Io mi ricordo ad esempio di Mancino - forse qualcuno se lo è dimenticato - primo firmatario di una mozione in Parlamento che salvò il maxiprocesso di Palermo. Se devo essere sincero fino in fondo, non invidio in questo momenti i colleghi che stanno lavorando su questa storia.

È difficile ricostruire questa tortuosa storia dei rapporti tra Stato e mafia. Per essere più precisi, quale è la pista più difficile: la ricostruzione storica o quella giudiziaria?