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Cronaca

PAPA/ Benedetto XVI, il tessitore del rapporto con i fratelli ebrei

Il Papa in visita alla Sinagoga di RomaIl Papa in visita alla Sinagoga di Roma

Riconoscendo poi che l’ermeneutica cristiana dell’Antico Testamento è senza dubbio “profondamente diversa da quella del giudaismo (…) corrisponde tuttavia ad una potenzialità di senso effettivamente presente nei testi”. Questo a suo parere è “un risultato di grande importanza per la continuazione del dialogo”. Dopo aver affrontato i temi dell’antigiudaismo e delle sue terribili e drammatiche conseguenze come la Shoah giunge ad una prima conclusione: “(…) un congedo dei cristiani dall’Antico Testamento (…) avrebbe la conseguenza di dissolvere lo stesso cristianesimo, ma non potrebbe neppure essere utile ad un rapporto positivo fra cristiani ed ebrei, perché sarebbe loro sottratto proprio il fondamento comune”. Come corollario aggiunge che la lettura ebraica della Bibbia è una “lettura possibile” e che “i cristiani possono imparare molto dall’esegesi giudaica praticata per 2000 anni”, mentre i cristiani auspicano che gli ebrei “possano trarre utilità dai progressi dell’esegesi cristiana”, rovesciando quindi la posizione consolidata di respingimento teologico nei confronti dei Maestri del Talmud e degli esegeti come Rashi.

Conclude il Cardinal Ratzinger sulla centralità di questa fatica “per la così importante ricerca di una rinnovata comprensione fra cristiani ed ebrei”.

In conclusione mi sembra si possa affermare che i tre libri su Gesù di Nazareth dell’ormai papa Benedetto XVI non sono altro che lo sviluppo metodologico di queste premesse teologico -ermeneutiche, per cui la scelta del Gesù della Storia contro quella del Gesù della Fede, evita di allontanarsi dalla Bibbia ebraica e di vanificare il dialogo ebraico – cristiano.

Credo che questo sia il lascito più prezioso del pontificato di Benedetto XVI.

 

(Guido Guastalla)

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