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PAPA/ Si può capire quanto sta accadendo senza il "principe" di questo mondo?

Pubblicazione:venerdì 22 febbraio 2013

Benedetto XVI (InfoPhoto) Benedetto XVI (InfoPhoto)

Aggiungeva che questa consapevolezza rappresenta una dimensione essenziale della storia della Chiesa, la quale non si può descrivere solo come storia di grazia e di peccati. Ciò in quanto, come insegnava Luigi Giussani, “i fattori della storia della Chiesa sono tre: la grazia, il peccato e l’anticristo. Se non si tiene presente l’anticristo, il rapporto tra grazia e peccati può essere concepito moralisticamente. L’anticristo, attraverso il peccato, vuole portare l’uomo dalla sua parte”. 

Si tratta di una consapevolezza che ha segnato gli ultimi pontificati. Destò scalpore il drammatico grido di Paolo VI sul “fumo di satana entrato nella Chiesa di Cristo attraverso qualche fessura”; un pari sgomento fu provocato dalla prematura morte di Giovanni Paolo I, che sempre Giussani ricordò come “un sacrificio reale”, se non proprio come un “martirio” (“sapremo forse soltanto alla fine del mondo fin dove è stato martirio”); analogo sconcerto, infine, derivò dall’attentato alla vita di Giovanni Paolo II, del quale restano sconosciute le vere motivazioni. Del resto, basta ricordare le tentazioni subite da Gesù nel deserto prima di andare a morire sulla croce, per comprendere come una pari drammaticità non avrebbe potuto risparmiare i successori di Pietro. È in tale contesto, per l’appunto, che il limite “dell’età avanzata” è divenuto per Benedetto XVI un impedimento ad attendere al «bene della Chiesa» e che la relativa consapevolezza ha costituito il supremo atto di umiltà e di libertà.

Si arriva così al terzo interrogativo, che riguarda tutti i fedeli: qual è il compito di ciascuno rispetto alla drammaticità che il «bene della Chiesa» implica? La lotta contro il potere delle tenebre è riservata al solo Vicario di Cristo, oppure è condivisa da ogni cristiano? In tal caso, attraverso quali condizioni ciò può avvenire, tenuto conto che le ragioni storiche della contesa restano inevitabilmente inaccessibili ai più?

A ben vedere, la differenza fra il Sommo Pontefice e gli altri fedeli è solo di ruolo e non di funzione; lo stesso Benedetto XVI ha scritto che, “Per quel che riguarda il Papa, anche lui è un povero mendicante davanti a Dio, ancora più degli altri uomini”. Anche se in forma diversa, ciascuno partecipa in pari modo all’edificazione del Corpo di Cristo, che è la Chiesa; nella diversità dei compiti, ciascuno condivide la stessa responsabilità, giacché la coscienza di ciascuno è chiamata alla medesima totalità. Nella preghiera più cara alla tradizione cristiana non sfugge una tale drammatica consapevolezza. Il Rosario si chiude proprio con l’invocazione per “le intenzioni del Papa”, in tal modo collegando le azioni di ogni singolo (per così dire, insignificante) fedele a quelle del Capo della Chiesa. 

Solo così risultano comprensibili quei gesti estremi e solitamente sconosciuti che si sono succeduti nella storia della Chiesa, ad opera dei tanti semplici fedeli che hanno voluto condividere il sacrificio del Pontefice dell’epoca.


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